"passaparola!" 

Solidarietà&Condivisione

 

    

<Andare avanti sempre con fiducia e convinzione> (Isa)

 

 

 

"prima pagina"

 

anno 2017-2018

 

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La Storia di "Stanley&Co" (4 novembre 2013 - 11 ottobre 2018) 

La Storia di "StanleyPassaparola" (11 ottobre 2018 - 9 ottobre 2019)

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 La Storia di "Comitato colPassaparola" (13 novembre 2021 - 12 maggio 2024)   

"Work In Progress" (dal 21 maggio al 24 settembre 2024)

  

OPERAZIONI REALIZZATE 

CHIEDO-OFFRO AIUTO

 

 

 

Grazie a Stanley&Co

 

Stanley&Co riceve questo ringraziamento sul suo indirizzo di posta elettronica

e lo pubblica come sua "prima pagina"

 

Grazie a Stanley&Co per il contributo partito con una telefonata all'amico Tino il 1° novembre 2017.

Accesa la scintilla del bisogno urgente di partecipare alla soluzione dello sfratto piombato su "mamma e figlio", si sono succedute azioni ed interessamento concreto continuo, tempo profuso e donato sia da membri CARITAS e Servizi Sociali, sia da Stanley&Co, che si sono conclusi positivamente il 15 giugno 2018.

L'amicizia e l'occhio fraterno per "mamma e figlio" continuano.

 

Marisa

28 giugno 2018

 

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La "Regola d'oro"

 

Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te

 

"Apri generosamente la mano al tuo fratello povero e bisognoso nella tua terra"

 

Alla fine della lettura di questo passo del Deuteronomio sono rimasto basito.

Al solito, sono nella chiesetta di San Michele al Mercato Cittadino, giovedì mattina.

Non potevo aspettarmi di meglio, in questo squarcio di tempo che ci rimane prima delle ferie estive.

Avevo appena seguito le vicende di una mamma e di suo figlio, fresco di un aiuto dato col cuore e con cognizione di causa.

Avevo partecipato anch'io, il giorno prima, al piccolo caffè nella loro nuova casa: "Guarda che veniamo a prendere un caffè da voi per ringraziarvi!" è stato l'annuncio.

"Come? Siamo noi a dovervi ringraziare! Benvenuti!" - la risposta, pronta, del figlio al cellulare.

"Eh no! Grazie anche a voi, che ci avete permesso di aiutarvi. Questo per noi significa fare Stanley&Co" - la replica, secca come un chiodo.

 

Continua la lettura del passo del Deuteronomio, uno scritto del VI-V secolo a.C. attribuibile, secondo la tradizione ebraica e alcune confessioni cristiane, allo stesso Mosè:

"Se vi sarà in mezzo a te qualche tuo fratello che sia bisognoso in una delle tue città...non indurirai il tuo cuore e non chiuderai la mano davanti al  tuo fratello bisognoso, ma gli aprirai la mano e gli presterai quanto occorre alle necessità in cui si trova (…) Dagli generosamente e, mentre doni, il tuo cuore non si rattristi (…) Poiché i bisognosi non mancheranno mai nella terra, allora ti do questo comando e ti dico: Apri generosamente la mano al tuo fratello povero e bisognoso nella tua terra."

Questo passo dimostra, con evidenza, la base di quella "Regola d'oro" che appartiene, in qualche modo, a tutte le religioni e a tutti gli uomini: "Non fare all'altro quello che non vorresti fosse fatto a te" o meglio ancora, più propositivo e coinvolgente, "Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te".

 

Ma non basta. Nell'omelia il sacerdote tratteggia con semplicità di parole un concetto ulteriore.

"Se ringrazio Dio ( la vita, direbbe qualcuno ) per tutto quello che ho avuto, allora perché non devo dare qualcosa agli altri?".

E ancora: "Gli altri non sono estranei, ma fratelli, e devono essere aiutati nella loro povertà che ci sarà sempre. Io ho tanto ricevuto, immeritatamente. Devo ringraziare Dio ( la vita ) dando agli altri."

 

Quanto mi piace fare da portavoce e da megafono a queste parole!

 

Ravi

21 giugno 2018

 

 

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Paolo & Paolino: che ( solite ) coincidenze!

 

Con tutte le cucine che buttiamo via nelle discariche, questa volta non ce n'è manco una  a disposizione.

In realtà una cucina l'abbiamo, è un po' datata ma solida e in buono stato. Tra l'altro le dimensioni sono perfette. Presenta però un lavello da muro e un fornello economico, come si usava una volta, già volati via.

Partiamo quindi alla ricerca di un lavello e di un piano cottura: anche un pezzo di cucina qualsiasi può andare bene, incastonandola in questa che abbiamo già, pur di ri-cominciare, al più presto, una vita dignitosa in una nuova casa che finalmente è arrivata.

Nel giro di tre giorni, niente. La notizia di questa necessità urgente circolava già da una settimana, che fare?

Mentre ci spostiamo qua e là, da un negozio all'altro, a un mercatino dell'usato inesorabilmente ancora chiuso, passiamo per caso davanti a un'esposizione di mobili. Ci ricordiamo di altre occasioni, altre opportunità che avevamo trovato grazie alla disponibilità, attenta e inusuale, del titolare, Paolo.

 

Non è la prima volta che, a chiamata, poniamo attenzione alle necessità e cerchiamo di trovare, con attenzione, il da farsi.

Siamo una "coppia di fatto", una specie di macchina da guerra che, se comincia e tiene duro, prima o poi arriva alla "vittoria".

Non per merito nostro, ma per una serie di piacevoli e solite coincidenze, che ci accompagnano sempre nel nostro cammino.

 

Entriamo in questo negozio con discrezione, con quella altrettanta attenzione che occorre avere quando si entra in un ambiente di lavoro.

Paolo ci accoglie cordialmente, col ricordo vivo dell'ultimo nostro incontro: "Come vanno le cose? Come va l'Associazione?".

Con qualche battuta efficace riusciamo a tratteggiare, ancora una volta, il nostro impegno con Stanley&Co e la nostra richiesta del momento.

"Aspettate un attimo, che sentiamo Paolino!".

E Paolino, il magazziniere, su sua indicazione ci accompagna - disponibile e attento - nei meandri dei ricordi, degli oggetti riposti in magazzino, memoria storica di ogni piccolo particolare, di ogni  piccolo o grande oggetto che si nasconde dietro angoli remoti.

In un batter di ciglia, ecco salta fuori un lavello, quello giusto tra alcuni accatastati, ecco un piano di cottura, ecco un paio di basi sulle quali riporli alla bell'e meglio. Le misure sono quelle richieste. C'è persino un frigorifero nuovo di zecca, che era rimasto probabilmente sulla gobba, causa qualche ammaccatura. Poco importa che sia da incasso e noi dobbiamo invece lasciarlo a vista...

Affare fatto!

Paolo & Paolino hanno trovato quanto ci serviva. Hanno permesso di risolvere la situazione, generosamente!

Mamma e figlio, tra un paio di giorni, potranno entrare a tutti gli effetti nella loro nuova casa.

La nave, su cui siamo saliti durante questa nostra ultima attraversata, ha un buon Comandante e - nel fare tanta assonanza con il suo nome ( senza per questo farne indebita pubblicità ) - ha pure un buon Mozzo.

 

Antonio e Tino

7 giugno 2018

 

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"Già siamo un gruppo,

insieme siamo...cento formiche!"

 

Una canzone della commedia musicale "Aggiungi un posto a tavola" dice:

Una formica è solo una formica, uno zero, una nullità;

 i granelli di sabbia per lei sono montagne

 ma basta che abbia vicino le compagne

 e una formica smuove le montagne.

 … ma se da sola affronta la fatica,

 allora si che è solo una formica.

 Ma due formiche sono due formiche, un’idea di solidarietà,

 c’è ben poco da fare di fronte alle montagne,

 ma se può contare su tutte le compagne,

 quella formica smuove le montagne.

 … Sù coraggio, coraggio, passatevi il messaggio,

 … un’altra s’aggrega, un’altra si fa sotto,

 e già siamo un gruppo, insieme siamo otto...cento formiche!

 

"C'è più gioia nel dare che nel ricevere"

 

Questo pensiero è stato per noi motivo e spinta per andare verso gli altri con disponibilità, cercando di donare loro quel poco che siamo e che abbiamo.

Il rapporto personale è sempre stato per noi molto importante perché crea amicizia e fiducia.

Un tempo, un giovane negretto si metteva vicino al nostro portone aspettando che la gente, passando, gli desse qualcosa per poter mangiare.

Per noi era solo una persona che aveva bisogno e che aveva fame, un fratello da amare. Perciò uscivamo un momento a salutarlo, a dargli qualche soldo o qualcosa da mangiare, ma soprattutto un sorriso. Lo ascoltavamo e ci interessavamo della sua vita e della sua terra.

Un giorno che tardavamo ad uscire suonò il campanello di casa.

Ci disse: "Non ho suonato per il soldo, ma perché siete miei amici".

Che stupore!

 

Così è stato - qualche tempo dopo - anche per Stanley, che oggi è felice nella sua terra con la sua famiglia e il suo lavoro.

Con l'Associazione Stanley&Co questo spirito si è rafforzato in noi, allargando l'attenzione alle situazioni difficili che esistono intorno a noi.

Essere una piccola tessera nel grande mosaico del mondo, poter fare la nostra piccolissima parte insieme ad altri amici è la possibilità che abbiamo di costruire un mondo più bello e più umano. Non serve fare grandi cose, che ci mettono in mostra, ma piccole cose nelle situazioni di cui veniamo a conoscenza.

Tante occasioni, tante persone da ascoltare, da aiutare, da amare: se lo facciamo "insieme" cresciamo anche noi nell'amicizia.

Ecco, come nella canzone della commedia musicale.

 

A. e G.

31 maggio 2018

 

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 Testo di “Una formica è solo una formica” di Armando Trovajoli

signore, e’ inutile
in questo momento
abbandonato da te
solo, fra la mia gente
mi sento solamente, una formica
una formica e’ solo una formica
uno zero una nullità
i granelli di sabbia
per lei sono montagne
ma basta che abbia
vicino le compagne
e una formica smuove le montagne

 

una formica da sola non esiste
ma resiste soltanto perché sa
che come tante gocce fanno il mare
tante formiche
possono formare
una comunità
ma se da sola affronta la fatica
allora si che e’ solo una formica

 

ma due formiche sono due formiche
un’idea di solidarietà
c’é ben poco da fare
di fronte alle montagne
ma se può contare
su tutte la compagne
quella formica smuove le montagne

 

ma due formiche più altre due formiche
il principio di una società
su coraggio coraggio
passatevi il messaggio
al nostro lavoro
unite il vostro coro
un’altra si aggrega
un’altra si fa sotto
e già siamo un gruppo
insieme siamo 

otto formiche
l’esempio e’ trascinante
per altre formiche
che chiamano altrettante formiche
che vengono in aiuto di altre formiche
crescendo ogni minuto
in lieto fermento
diventano già

cento formiche
schierate in lunga fila
son mille duemila
son tutte le formiche
che esistono
corrono
le montagne smuovono
e insieme esistono
sgobbano
le montagne smuovono
e insieme esistono
lottano
le montagne smuovono
e insieme esistono
vincono
le montagne smuovono
e insieme si… si… si… si…
e insieme si… si… si… si…

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Mi ha dato il suo curriculum!

 

Stamattina sono andata a prendere il pane e ho incontrato il solito negretto a cui do sempre una moneta, o un pezzo di focaccia. Mi ha detto, con una vocina piccola piccola: "Ho fame…".

Allora sono rientrata in negozio a prendergli qualcosa e intanto mi diceva che ha il permesso di soggiorno e cercava lavoro.

Mi ha dato il suo curriculum!

Sono rimasta.

E mi sono detta: ma li cerco io con la lanterna tutti questi?

Con un'unica risposta dentro di me, "E' la mia natura".

E' vero, quando ancora lavoravo mi chiamavano la "passionaria", perché mi interessavo dei casi difficili, difendevo tutti e cercavo sempre di portare pace dappertutto.

Ma oggi sentivo qualcosa di nuovo in cuor mio.

Io non sono cambiata da quando ho cominciato a fare Stanley&Co e sempre mi domando: "Ma cavoli, possibile che non si può fare niente per tutta questa gente? E ce ne sono in giro tanti! Non c'è rimedio? Più che dare un piccolo aiuto cosa posso fare? E poi, dopo di questo, ce n'è subito un altro!

Per non parlare della gente di qua, i nostri. Loro fanno finta di niente, ma che situazioni ci sono in giro!

E' vero, la domanda rimane: cosa posso fare?

Però se tutti facessimo qualcosa, nel piccolo, cambierebbe la situazione. E forse lo facciamo già. Basta coordinarsi, chiamare gli amici o i conoscenti e dirlo a loro se non ci arrivo io. Il piccolo di ciascuno potrebbe diventare il grande di tutti. Che in realtà è sempre una piccola cosa.

Quando quel negretto mi ha dato il suo curriculum ho pensato subito a Stanley&Co, non l'ho mandato via col pane e ciao.

Gli ho detto: "Ne parlo con dei miei amici e se salta fuori qualcosa ti chiamiamo".

Non ti dico il suo sorriso, tirato ma sincero, sulla sua faccina stanca e provata!

Io, che sono ormai una nonna e nient'altro.

Ogni volta che mio nipotino vuole qualcosa e inizia a mangiarlo e poi lo pianta lì, dico sempre: "Guarda che non devi fare così, ci sono tanti bambini poveri che non hanno da mangiare!".

C'è bisogno di cultura e dobbiamo cominciare partendo dai bambini.

Si cerca sempre però, sempre, di fare qualcosa.

Se lo si fa insieme con altri vale di più.

 

Franci

24 maggio 2018

 

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Donare dà più gioia che ricevere 

 

Vorrei portarvi il mio pensiero e la mia esperienza.

Comincio col dire che sono impiegata in un centro estetico perciò, di per sé, è un lavoro un po' frivolo o per lo meno non ha la stessa utilità del lavoro di un insegnante, un'infermiera o ancor meglio di un medico.

Capita sempre più spesso di ascoltare, ma ancora di più di percepire, l'angosciante disagio che in quest'epoca vivono alcune persone che faticano  a tirare avanti o perché hanno perso il lavoro o perché non hanno casa.

Insomma sono tante le casistiche che implicano la serenità delle famiglie.

Per esempio: come si fa a dire "State sereni voi due" madre e figlio che fra qualche giorno sarete di nuovo in strada, senza casa? Nessuno, nemmeno i servizi sociali, è riuscito a trovarvela - dopotutto - dal novembre scorso.  Arrangiatevi voi! Intanto a fine mese sarete costretti ad uscire dall'alloggio protetto che vi ospitava da mesi.

Oppure: Anche oggi vi mancano i pannolini per i vostri tre bambini? Sì, ancora una volta ve li compriamo…Ma il pensiero è anche trovarvi una casa decente, non come quella che avete adesso, un lavoro sicuro e tutelato per crescere in santa pace la vostra famigliola!

Quando mi capita - di tanto in tanto - alle nostre abituali clienti di cambiare lo smalto, o togliere le sopracciglia, o fare altri piccoli favori, loro lasciano qualche moneta in più di quanto richiesto e io, d'accordo con la mia titolare, li metto in un salvadanaio su cui ho scritto "pro famiglie".

Raccolgo così, pian piano, i soldi per aiutare Stanley&Co a seguire i bisogni più impellenti di queste persone.

Le mie clienti dicono: "Ma sono per te!".

Io comunque ho il mio stipendio, perciò "quell'in più" che ricevo lo utilizzo per questo scopo, perché donare dà più gioia che ricevere.

 

Orsa

17 maggio 2018

 

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Nell'approssimarsi della ricorrenza della Festa della Mamma, ho piacere di dedicare questa mia composizione a Voi, Mamme speciali ed alle Nostre Mamme, compresa la mia che, da lassù, non mi fa mancare la sua dolce protezione.

Un grande, cordiale, saluto

 

Gaetano D'Alessio

10 maggio 2018

[email protected]

 

Festa della mamma 2018

 

Limpido cielo è il tuo amabile viso.

Luminose stelle, dal tuo cuore illuminate,

sono i tuoi dolci e brillanti occhi.

Tra le tue braccia, dolcemente,

accarezzi quel delicato visino:

mirabile esempio di generosità.

 

Si illumina il tuo viso

mentre rivedi quel sorriso.

Tu, splendida madre, che,

generosamente doni il tuo cuore.

Dolce animo, limpido sole,

indomita guerriera

che il tempo non ha scalfito.

 

Ogni tuo materno e delicato gesto

è un raggio di sole che illumina il cielo.

Dalle tue stanche braccia,

da quel canuto  capo,

eccoti  ancor a donare una carezza

che rallegra il tuo ed il mio animo. 

 

Grazie mamma, per ogni tuo sorriso

che illumina il mio cielo.

Grazie mamma, per ogni tua carezza

che non mi hai fatto mai mancare.

Grazie mamma per ogni tuo dolce,

straordinario, esempio che mi hai regalato.

 

 

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Buone indicazioni  

Quando si dice il caso...

 

Giuro, non faccio che riportare come sono andate le cose.

E' da alcuni giorni che, con qualche amico di Stanley&Co, ci diciamo: "troviamoci un attimo, dai!".

Passeranno pure questi giorni di ponte che ci sono stati e che disorientano la sequenza normale della settimana.

Soprattutto passerà questo momento di sospensione che ha "destrutturato" Stanley&Co?

Non possiamo negarlo: siamo diventati un po' forestieri tra di noi amici, di fronte a quello che - bene o male - ci legava stretto stretto. 

Stamattina ci siamo quasi riusciti, attorno a un buon caffè. Non eravamo tutti, ma quanto basta.

Stavamo chiacchierando proprio sulle vicende dell'Associazione che...arriva una telefonata!

Veniamo aggiornati della situazione di due persone in difficoltà. Fra qualche giorno si troveranno di nuovo in strada. Sembra che anche i Servizi Sociali non sappiano più cosa fare a proposito, per aiutare questa gente.

E uno.

 

Non faccio che tornare a casa e mi arriva una telefonata, da una persona che abbiamo aiutato tempo addietro. Non cerca soldi - "se fosse per i soldi ne avrei sempre bisogno! Ma me la sto cavando, adesso" - stavolta vuole un parere, una sorta di assistenza per una scelta famigliare difficile che deve prendere al più presto. E le siamo venuti in mente noi.

E due.

 

Riferisco subito tutto agli amici, con cui mi ero appena trovato poco prima.

Concludo, con tutti, la telefonata  con lo stesso discorso: "Vedrete, non c'è il due senza il tre!", memore di momenti così che abbiamo vissuto in passato, spesse volte,  facendo Stanley&Co. Ricevendone, all'istante, buone indicazioni.

Non fa che arrivare sera e zac! Il messaggio di un  amico ci comunica la disponibilità di una ditta per un lavoretto, uno stage relativamente remunerato, ma meglio di niente.

E tre.

 

Quando si dice il caso...

Tre notizie, una dopo l'altra, in una sola giornata.

Non voglio fare sintesi a tutti i costi, ma quando ci vuole ci vuole!

E cerco di farla un po' attonito, visto le circostanze.

- Chi non ha casa è la persona più in difficoltà di tutte. Vero che, anche se l'avesse ma non avesse un sostentamento, sarebbe perduta. Però un tetto sotto cui stare è prioritario. Ecco una buona indicazione.

- Anche un suggerimento, di solidarietà, per quanto si possa dare, può essere ben accetto da una persona che lo richiede, di fronte alle scelte della vita: soprattutto dopo essersi trovata in difficoltà e dopo aver avuto un aiuto materiale che le ha fatto tirare un po' il fiato. Adesso, le siamo venute in mente di nuovo, per un'altra cosa  importante, per una consulenza. Ecco una buona indicazione.

- Poter avere un lavoretto per tirare avanti diventa indispensabile,  per non cadere nella disperazione. Ecco una buona indicazione.

 

Casa, solidarietà e consulenza, lavoro.

Queste sono tre buone indicazioni per tirare avanti, oltre all'immancabile aiuto materiale spicciolo - del momento - che occorre dare, adeguato alla persona che ne ha necessità, concordato bene con lei, scaturito da una conseguente condivisione, magari attraverso il Progetto  "Famiglia adotta una famiglia".

Destrutturati o no, non c'è struttura che tenga per Stanley&Co!

Avanti con la Solidarietà e la Condivisione.

 

E con il passaparola.

 

Tino Rigo

3 maggio 2018

 

 

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Per tener viva un'idea occorre "convincere" 

 

"Non giudicate secondo le apparenze,

giudicate con giusto giudizio" 

 

Vorrei concludere una trilogia che sembra fare di questo articolo un tutt'uno con i due precedenti, anche se i testi sono stati scritti di volta in volta, cogliendo l'attimo.

Ancora una volta dalle letture della messa nella chiesetta di San Michele al Mercato Cittadino.

Il culmine della disputa tra Pietro, gli apostoli e i figli d'Israele questa volta verte su cose serie, ragionamenti di alto livello, che concludono con la semplicità di un pescatore qual era Pietro:  lo Spirito Santo scende su chiunque crede in lui e ascolta la sua parole, circonciso o no, credente o pagano - lo stupore è molto - dunque "Chi può impedire che siano battezzati nell'acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?". ( At 10, 34-48a )

Affare fatto, tutti zittiti. E Pietro ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù.

 

Ma non è così semplice, o se volete semplificato, il ragionamento del pescatore.

Questa volta è Gesù in persona che disputa, sempre con la folla di Giudei: "Un'opera sola ho compiuto (aveva appena guarito interamente un uomo il giorno di sabato) e tutti voi ne siete meravigliati...Voi circoncidete un uomo anche di sabato perché non sia trasgredita la legge di Mosè...e vi sdegnate contro di me perché di sabato ho guarito un uomo? Non giudicate secondo le apparenze; giudicate con giusto giudizio!". ( Gv. 7, 14-24 )

 

Mentre sto riflettendo, concentrato su queste parole - in realtà mi distraggo, ahimè!, dalla sua omelia - il sacerdote celebrante alla fine fa un ragionamento sul significato della parola "convincere", che spero di aver recuperato bene dalle sue parole, tanto da potervelo riproporre.

"Convincere - dice il sacerdote - proviene dalla parola latina composta con-vincére, cioè vincere insieme". E offre così la sua interpretazione dei fatti. Occorreva ( e occorre ) che la gente sia convinta, non persuasa, cioè costretta, come del resto dice anche la definizione etimologica di convincere, 'indurre uno a riconoscere una cosa, ad ammettere...a tacere...a convincersi con soggetto di cosa: cioè con fatti, argomenti, prove che appunto convincono'.  Occorre lasciarsi vincere insieme, con-vincere! 

E aggiunge: "Convincere, che non vuol dire sottomettere l'altro al mio ragionamento ma, appunto, lasciarci vincere insieme".

 

In certi casi la disputa si fa lunga.

Per tenere viva un'idea a volte basta un nonnulla, la semplicità di un pescatore.

O la tenuta, assai improbabile, di un Salvatore!

Che fare?

I miei ragionamenti sulla strutturazione futura dell'Associazione Stanley&Co e sulle sue vicende ( che purtroppo si dilungheranno ) vorranno, d'ora in poi, essere sempre più con-vincenti, in quel modo!

 

Ravi

26 aprile 2018

 

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Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce,

ma non sai da dove viene né dove va.

 

L'importante è parlare di ciò che si vede e testimoniarlo

 

Altra mazzata!

Ancora alla messa nella chiesetta di San Michele al Mercato Cittadino. ( continua l'articolo precedente )

Chiedo scusa immensamente a chi non è credente, se faccio ancora riferimento a un passo evangelico. Va da sé che, in un momento storico dove nascono ogni giorno nuovi "profeti", nella politica, nei rapporti sociali, in famiglia...poco vale se vi offro un riferimento in più, stavolta vissuto di prima persona per cui posso tranquillamente dirlo: ho visto fare e ne sono testimone personalmente.

"In verità in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza" dice un Gesù alquanto piccato a un Nicodemo che gli diceva ingenuamente "Come può accadere questo?" solo perché Egli aveva esordito con:"Dovete nascere dall'alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito". ( Gv 3 7b-15 )

Questa mattina, poco prima, strettamente legato a questo brano evangelico, era stato letto un passo dagli Atti degli Apostoli ( At 4,13-21 ): "Se sia giusto dinnanzi a Dio obbedire a voi invece che a Dio, giudicatelo voi. Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato" ribadiscono alcuni apostoli davanti al Sinedrio che li aveva convocati e redarguiti, pesantemente, di non parlare in alcun modo né di insegnare nel nome di Gesù, poi - di fatto -"lasciandoli andare via a causa del popolo, perché tutti glorificavano Dio".

 

Ho visto fare e ne sono testimone personalmente: Stanley&Co ha aiutato concretamente una ventina di famiglie, in questi ultimi due anni. Non posso tacerlo.

 

Stamattina, fatte le mie compere al mercato, stavo ritornando alla macchina quando vedo l'immancabile Agostino, ancora fermo sulla porta della chiesetta a chiedere l'elemosina.

"Ciao, come sei vestito bene oggi!" esordisco incautamente.

"Ieri era il mio compleanno, ecco perché sono ben messo!". 

Avrei potuto congedarmi da lui così, con una battuta infelice, giustamente ribattuta.

Mi viene in mente però che avevo comprato un paio di scarpe australian, nonostante mi andassero un po' strette. Non sono riuscito a portarle a lungo, messe subito nel ripostiglio.

"Agostino, che numero di scarpe porti?".

E' proprio quello.

"Aspettami ancora cinque minuti qui fuori, vado a casa a prendere un paio di scarpe e te le porto subito".

Affare fatto.

Tempo di stringergli la mano e di fargli nuovamente gli auguri, sto ripartendo, incontro Marco - italianissimo - che aveva assistito alla scena.

Porta un paio di scarpe messe assi male...

"Che numero di scarpe porti?".

E' quello, ahimè! 

"Sei arrivato tardi, Marco!".

Un'altra battuta, questa volta felice, perché ci ridiamo sopra tutt'e due: da un po' di tempo siamo diventati amici Marco ed io, da quando ha perso inesorabilmente il lavoro - dopo vent'anni - e si è trovato sul lastrico.

E si ricomincia.

 

Ravi

12 aprile 2018

 

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Gamaliele

 

...Se infatti questo piano o quest'opera

fosse di origine umana, verrebbe distrutta...

 

Attendo una risposta ad uno stato d'animo inquieto, a fronte di un qualcosa che non mi quadra da giorni e mi rende "tripilante" - un po' sarà anche la primavera - e che mi fa dire ad alcuni amici: "buscio", in perfetto dialetto locale, cioè sono effervescente, inquieto.

La risposta è arrivata dalle letture della messa di oggi, giovedì, alla chiesa di San Michele al Mercato cittadino,  come mi è già successo tempo fa ( vedi, all'indietro, alcune antiche "prima pagina" )

 

Dagli Atti degli Apostoli
At 5,34-42

 

«In quei giorni, si alzò nel sinedrio un fariseo, di nome Gamaliele, dottore della Legge, stimato da tutto il popolo, che disse.....non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questo piano o quest'opera fosse di origine umana, verrebbe distrutta; ma, se viene da Dio, non riuscirete a distruggerli. Non vi accada di trovarvi addirittura a combattere contro Dio!».

 

Che colpo!

Mi par di capire che Gamaliele sia stato alquanto saggio, ispirato. Con questo ragionamento intelligente salvò la vita degli apostoli a cui il popolo voleva fare la pelle.

Sono passati quindici giorni dall'ultima Assemblea di Stanley&Co e vi confesso che da quindici giorni ho continuato a "busciare", giorno dopo giorno, sempre di più. Non c'entra nulla un popolo che mi voglia fare la pelle, ovviamente non c'è paragone. Ma qualcosa di equivalente potrebbe sussistere.

Nemmeno la pausa pasquale - di reale pace e serenità - ha rallentato la mia domanda: c'è qualcosa che non quadra?, a proposito di Stanley&Co e delle sue ultime vicende, del suo futuro che non si riesce a chiarire...Da qui la trepidazione. 

 

Non posso che allinearmi col pensiero illuminato di Gamaliele!

 

Ravi

5 aprile 2018

 

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"Occorre volontà e anche volontariato"

 

Rendiconto di un sondaggio 

Quanto risulta difficile appoggiare un'idea

 

Penso proprio che siamo in linea con l'andazzo di questi tempi.

Risulta difficile anche solo sostenere un'idea.

E' comprensibile, è un dato di fatto che si osserva molto frequentemente in vari settori, non solo politici o sociali, anche comportamentali, quelli della vita di tutti i giorni. 

Non credo che interessi molto l'esito del Sondaggio proposto da Stanley&Co nei giorni scorsi.

Partiamo da lì. Pur essendone a conoscenza, evito di pubblicarlo e mi astengo dal fare commenti. Faccio uno sforzo non indifferente, ma sto zitto.

Se vuoi continuare a leggere, preferisco raccontarti una storia vera, dal suo inizio al suo attuale epilogo, per argomentare un atteggiamento, un'idea di fondo su Stanley&Co che non muore - non può morire - a cui è mancata, però, una vitalità.

Occorre volontà e anche volontariato!

 

Tino Rigo

11 marzo 2018

 

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Quattro anni e tre mesi fa nasceva Stanley&Co.

 

Forse non nasce proprio il 4 novembre 2013, in quella serata davvero unica, irripetibile e felice.

Bensì qualche mese dopo, attorno a marzo 2014.

La cosa, tra l'altro, era latente da mesi. Da anni. Gestazione lunga?

I "fondatori" di Stanley&Co - li chiamo così, anche se in realtà non costituirono nulla, quella sera, se non un atto di Solidarietà e Condivisione sacrosanto per una persona di nome Stanley - sono spariti tutti o quasi, di lì a qualche mese. Sintomatico.

Eppure parecchi di loro sapevano benissimo il da farsi, ben formati e forgiati da anni e anni di associazionismo.

La cosa, in realtà, quagliò nel marzo successivo, come vera e propria nascita di Stanley&Co intendo dire, come esordio di un'associazione di idee.

Dopo tre mesi, dopo che la sua iniziale "definizione" era purtroppo venuta a mancare. Non si può dire o costatare diversamente, a meno che sia lecito pensare che a una creatura appena nata possa essere fatto mancare il latte! Oppure si possa disconoscerla - come del resto accade - dandola in affido o in adozione ad altri.

Una nonna che accompagna il nipote, fuori dall'asilo dove anch'io porto la mia bambina, mi dice: "Sai, vedi quella mamma? Ha tante difficoltà, fra un po' dovranno vivere in tre case diverse, il papà da amici, la mamma da altri e il bambino dai nonni, dovrà abbandonare anche l'asilo. Possiamo fare qualcosa per loro?".

Detto, fatto. Abbiamo "cominciato", proprio da lì, una Solidarietà&Condivisione concreta. E pensare che questa nonna, già allora, non era tra i "fondatori". Sono poi arrivate altre persone a condividere pienamente il percorso, agguerrite e compatte, diverse rispetto ai fondatori.

 

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Venne poi il momento di organizzarci tra di noi, di trovare una forma aggregativa, per reggere le sorti di quella che ambimmo cominciare a chiamare Associazione. Inizialmente era votata a trovare lavoro alla gente. Improbabile lavoro, già difficile da reperire di per sé, in mano com'é a quelle agenzie interinali che fanno bello e cattivo tempo, senza rapporto alcuno da poter costruire con un datore di lavoro vero, persona fisica, magari ben conosciuta, più volte negatasi al colloquio con noi che incontrata di persona.

Già il nome che scegliemmo - Stanley&Co - sottintendeva una Compagnia di fatto.

Non si volle fare doppioni sul territorio e così, di comune accordo, ci recammo dal Responsabile zonale della CARITAS che, con lampo di genio, ci propose di affiancarci ad un locale Centro d'Ascolto: "Voi potete portare quell'elemento progettuale che viene a mancare ai centri d'ascolto, impegnati - dopo l'ascolto - a dare risposte immediate con piccoli o grandi aiuti contingenti, pagamento di bollette, pacco viveri ecc. ecc. Voi potete offrire alla gente una possibilità di riscattarsi autonomamente".

Passò un anno intero, anche di più, a frequentare una vera e propria scuola di formazione all'ascolto della realtà.

 

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Tornammo da quel Responsabile dicendo: "Sai, forse siamo qualcosa di diverso, vorremmo agire meglio, secondo una nostra idea specifica...". "Bene!" - ci rispose - "Raccogliete qualche firma, costituite tra di voi una Libera Associazione ed io proporrò la vostra affiliazione diretta alla CARITAS".

Fatto! Era il 19 aprile 2016. Ben 28 firme raccolte: ventotto soci "fondatori" - questa volta veri - di quella che cominciò a chiamarsi "Associazione Stanley&Co - Associata a CARITAS Parabiago".

Ne fa testo tutta la documentazione raccolta fedelmente su questo Sito www.stanleyeco.jimdo.com

Sito che aveva addirittura preceduto di un anno - era ancora il maggio 2015 -  la costituzione dell'Associazione stessa.

Solo una parola su questo Sito: nacque subito, con convinzione e con attualità epocale. Ebbe un'aspettativa immediata e concreta, tipo: apro il Sito, leggo una notizia, una necessità incombente, ne prendo atto, faccio qualcosa secondo le mie possibilità. Non posso fare niente, passo l'informazione ad altri a me vicini o che incontro per l'occasione. Uso quel "passaparola" necessario che, da solo, si fa strada inesorabilmente ecc. ecc.

Passaparola che sembrava essere concreto e risolutivo - all'inizio lo è stato, altrimenti non ci sarebbe stata storia - e che poi non ha preso piede, chissà perché, lasciando il Sito come pura immagine di esistenza in vivo ( tragica realtà! ) di un'Associazione positiva - 19 famiglie aiutate in poco più di due anni! - ma che continuava a domandarsi, a più riprese, quale fosse il suo assetto e il suo futuro.

Assemblee e scambi di opinioni informali, sinceri e fattivi, durati anche troppo tempo, hanno portato - dopo due anni - ad un'esigenza plausibile: "dobbiamo costituirci come vera Associazione di Volontariato", per avere identità e responsabilità precise, ma anche per godere di un riconoscimento e di agevolazioni necessarie per operare nel campo.

Non l'avessimo posta la questione! Sempre si concludeva dicendo: "Andiamo avanti così, come abbiamo sempre fatto!". 

 

22 gennaio 2018: l'Assemblea di Stanley&Co volta pagina.

 

Inizia un periodo di transizione, per quanto riguarda l'aspetto strutturale dell'Associazione.

A qualcuno potrebbe anche non interessare.

Il suo operato invece, cronometricamente declinato e descritto sulle pagine del Sito, può fare la differenza.

Il Progetto "Famiglia adotta una famiglia" ha fatto la parte del leone.

Dopo la fase iniziale di Stanley&Co, dedicata a cercare un lavoro a chi non l'avesse, si è inventato, piuttosto che niente, un metodo per soccorrere le famiglie in difficoltà: una raccolta di quote annuali da parte di famiglie disposte ad essere "adottanti" e riunite in gruppetti, sotto la coordinazione di Stanley&Co, per fornire un aiuto concreto ad altre in difficoltà.

Alcune quote vengono date e ripetute ormai da tre anni, altre nuove ne sono arrivate strada facendo.

Eventi straordinari, promossi dai soci o dagli amici di Stanley&Co, hanno portato altri contributi irrinunciabili per realizzare questi aiuti ( lo Spettacolo di un Coro, la partecipazione a una Festa della Scuola, alla Tombolata di una Festa delle famiglie, una Serata Benefica, un Mercatino natalizio ).

Un box, messoci a disposizione con fattiva collaborazione, si è riempito e svuotato inesorabilmente, più volte, di mobili e suppellettili usate, ancora in buono stato, che hanno riempito le case di chi era in difficoltà. Questo è un altro aspetto concreto, un po' faticoso da gestire - non avendo un mezzo proprio di trasporto e manovalanza sufficiente - attuato da Stanley&Co da più di un anno.

Continua inoltre la raccolta di curricola di persone disoccupate. Ci arrivano quasi settimanalmente, da situazioni contingenti che vengono conosciute e affrontate direttamente sul percorso,  oppure da amici sensibili. Li affidiamo tutti al passaparola, alcuni vengono consegnati direttamente alle ditte, altri segnalati alle agenzie interinali.

 

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Ancora un'annotazione prima di concludere.

La prima azione intrapresa da Stanley&Co - quella già citata - risulta esser diventata, nel tempo, addirittura compiuta.

Non finì subito - e questo poteva anche andar bene, non c'é da aspettare troppo a concretizzare, in questi casi, facendo chissà quali congetture - e non fu neanche occasionale: detto, fatto, punto e a capo.

Abbiamo seguito la situazione strada facendo: nel corso dell'anno alla mamma, per prima, trovammo un'occupazione all'interno della quale anche il marito, accompagnando la moglie, ha potuto fare qualche lavoretto. Trovammo loro una casa, affittata grazie ad una garanzia ( più verbale che reale ) data al proprietario dell'alloggio.  Lei cambiava più volte mansioni e lui trovava, nel frattempo, un lavoro vero e continuativo. L'aiuto, pur temporaneo, si era trasformato in un rapporto continuativo. 

Attualmente questa famiglia, da sé riscattatasi oltre e aldilà di Stanley&Co, sta acquistando con un mutuo una nuova casa, grazie al lavoro a tempo indeterminato di entrambi i coniugi. E il bambino? Ha concluso bene l'asilo, si è inserito bene alle elementari e gli arriverà, tra poco, un fratellino. 

 

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Conclusione: non passa giorno che ci capita una situazione nuova, che incontriamo una difficoltà, che qualcuno la risolva o si prodighi per risolverla. Al momento opportuno - tengo a precisare, non quando lo vorremmo noi! - questa situazione si districa, si allevia e rimaniamo incantati, per quel poco che abbiamo potuto fare. O, viceversa, si perpetra senza risvolto alcuno, lasciandoci attoniti e impotenti, ma attenti, di fronte a tanta necessità, pronti a sostenere in ogni caso, se non col denaro, gli interessati.

 

Occorre volontà e anche volontariato

 

Siamo sinceri, occorre volontà e anche volontariato.

Perché arrivo a fare queste considerazioni, ricordando tutti i passi compiuti fino ad oggi?

E poi, inesorabilmente, tutto passa?

E' vero tutto passa, rimane solo l'amore con cui si è fatta una cosa.

Ma è anche vero che poi tutto riprende daccapo.

Sempre che ci sia qualcuno disposto a dare qualcosa per Stanley&Co, secondo le proprie possibilità e soprattutto il proprio tempo a disposizione, non di più, non è mai stata caratteristica dell'Associazione e non lo sarà mai.

Parola di ex coordinatore dell'Associazione che, per dare un segno preciso, ha rimesso tutto nelle mani degli altri non ritendo mai, né all'inizio quando ha contribuito a fondare Stanley&Co, né a metà strada, né oggigiorno di possedere o disporre a suo piacimento di questa creatura che era nata.

Dico di più, precisando e magari scandalizzando qualcuno.

Fatti i debiti conti non ho mai dato più di un'ora al giorno del mio tempo per reggere e sostenere questa Associazione: intendo complessivamente, in uno stesso periodo. Certo, a volte anche due o tre ore in un giorno, soprattutto la mattina  perché libero dai bambini che sono a scuola; ma passano giorni interi che, obbiettivamente, non ho proprio il tempo materiale per fare qualcosa.

 

"A chi ha sarà dato, a chi non ha sarà tolto anche quello che ha"

 

Sei sicuro che non troveresti anche tu un'ora al giorno, magari una alla settimana, per dare qualcosa? Ognuno, volendolo, troverebbe da sé un compito specifico, rapportato alle proprie forze, all'interno di Stanley&Co.

Questo sì che ha il sapore di una rifondazione di Stanley&Co. Parliamone.

Anche senza essere così drastici - del resto la citazione, sopra riportata, contiene in sé una precisione e un'onestà esistenziali, prima che dottrinali -  mi domando: potrebbe bastare, come stimolo, questo trafiletto semplice e gustoso che vi riporto qui di seguito e che si appella a una certa "cultura del dare"?

 

 

 

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Elena Sachsel

( 30 maggio 1927 - 14 febbraio 2014 )

 

 

 

Sognando un mondo “dove c’è posto per tutti” 

 

 

Leggo proprio oggi su "Vite vissute" - home page Movimento dei Focolari - un profilo di Elena Sachsel che propongo immediatamente alla lettura di questa "prima pagina", a quattro anni dalla sua morte.

Ho conosciuto Elena quando ero ancora un ragazzo e di lei mi ha sempre colpito la concretezza e lo sguardo profondo, disponibile e sincero.

Proprio qualche mese prima di morire mi stava "arruolando" per un suo progetto - leggete, uno dei tanti - con quello stesso sguardo che ti fissa e ti coinvolge irrimediabilmente. Avessi avuto un po' di tempo, forse, avrei accondisceso.

Ma il sottoscritto aveva già in cuore un'altra avventura che stava nascendo, Stanley&Co.

Avendone avuto tempo, sicuramente Elena l'avrebbe benedetta e, dal Cielo, so che lo sta facendo adesso.

 

Tino Rigo

14 febbraio 2018

 

Pediatra, attiva in molte associazioni, impegnata sul territorio, volontaria nei Paesi in via di sviluppo Elena Sachsel si è sempre spesa per gli ultimi, per le persone vittime della droga, per le donne finite nelle maglie della prostituzione, per gli  immigrati senza diritti, per i bambini nomadi e abbandonati; in ognuno sapeva riconoscere con dolcezza e intelligenza la persona con la sua dignità e la sua domanda d’amore. Il segreto del suo agire coraggioso? Mettere in pratica il Vangelo.

Si avvicina ancora giovane ai Focolari e la sua sete di giustizia e di eguaglianza la spinge subito a mettere in pratica l’appello di Chiara Lubich a “dare la vita per la nostra gente”, impegnandosi in particolare nel movimento Umanità Nuova, consapevole che l’impegno cristiano va tradotto in azioni concrete.

Fin dai primi anni ’80 si dedica con energia ai tossicodipendenti. Mette a disposizione la sua stessa casa e con altri operatori affitta un piccolo appartamento in montagna. Lì, i ragazzi vengono riabilitati a contatto con la natura prima di essere accolti per qualche tempo presso famiglie di amici.

Poi, il Perù. Lasciare l’Italia per curare i più poveri è sempre stato il suo sogno, ma dopo qualche mese torna in patria per motivi di salute. Per Elena è un segno: Dio la vuole a Magenta (Milano).

Il ritorno a casa le apre strade nuove. Il suo impegno nel Movimento non è mai chiusura dentro un recinto comodo, ma sprone a cercare compagni di viaggio sempre nuovi con cui aiutarsi nella soluzione dei problemi. Perché Elena è “universale”. Forse per l’origine ebraica dei suoi genitori, che ne segna l’esistenza fin dall’infanzia, durante le persecuzioni razziali.

«Ero straniero e mi avete accolto»: aprendosi alle sfide del suo territorio, Elena raccoglie le parole del Vangelo e le rende vive. Così, per vent’anni anni si impegna presso il Naga, associazione che si occupa dei problemi sanitari, legali e burocratici dei migranti senza permesso di soggiorno. Con l’Associazione Lule porta poi soccorso alle prostitute. Si reca coraggiosamente di notte nei quartieri più pericolosi: considera assurdo preoccuparsi di sé stessa di fronte alle immani sofferenze e violenze che soffrono queste donne. Più volte lotta per chiedere politiche sociali adeguate. In occasione dello sgombero di un campo rom, Elena scrive ai sindaci della zona suggerendo una soluzione alternativa al problema.

Nel 1994, su sua insistenza, il comune realizza una Casa per persone in difficoltà. Quando, ormai anziana, Elena diviene ospite del centro, raccoglie i frutti del suo lavoro: «È l’amore reciproco. Sono ormai disabile, gambe e braccia non mi funzionano, non sono più autonoma, ma le persone fanno a gara nell’aiutarmi in tutto. Prima ero io per la Casa, adesso è la Casa per me».

La sua umiltà e intraprendenza non lasciano indifferenti e spesso la sua dedizione trova riconoscimento pubblico. L’ultimo omaggio – Benemerita delle Virtù Civili – la commuove particolarmente: «Hanno tratteggiato qualcosa della mia vita e ho sentito che era la realizzazione della mia vocazione nei Focolari». Fino alla fine, sollecita tutti ad un più coraggioso impegno per le “periferie esistenziali”.

Si spegne serenamente, il 14 febbraio 2014.  Così la rivista Città Nuova: «Era dolce e forte Elena, e disarmante nella sua debolezza e fragilità. Ci ha lasciati la scorsa settimana a 86 anni. In giorno di lutto cittadino, la chiesa di Magenta era gremita per l’ultimo saluto dei suoi moltissimi amici. Quelli che…non importa la fede, non importa da quale terra vieni, non importa se sei nomade, non importa quante volte hai sbagliato.

Il mondo che Elena sognava era un mondo "dove c’è posto per tutti".

 

 

 

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Biagio Conte, un vescovo e 500 persone

 

Con questo articolo apparso ieri sul quotidiano Avvenire, proprio due giorni prima che si svolgesse l'Assemblea aperta dell'Associazione Stanley&Co, mi piace continuare - e forse chiudere - la sequenza delle "prima pagina" di questo Sito.

 

Ringrazio per l'attenzione dimostrata e la lettura - a volte non facile - di questi interventi, sempre dettati dalle cose contingenti che l'Associazione stesse vivendo in quel momento.

Non so ancora come andrà a finire per Stanley&Co,  ma questo articolo sul giornale ha provocato in me un'emozione fortissima per i motivi che cercherò di elencare.

 

Ecco perché mi sono commosso:

1 - Un vescovo che si muove e fa muovere con la sua autorevolezza più di 500 persone per andare a sostenere un fratello. Da quel che posso capire, ha quasi accelerato la cerimonia che si stava svolgendo facendo a tutti una proposta inusuale.

2 - Un fratello, Biagio Conte, che mi risulta essere un laico a tutti gli effetti, non appartenendo a nessuna congrega, anche se lo si è visto vestito vagamente da "frate" - novello San Francesco - in qualche immagine di rari e succinti reportage televisivi.

3 - Le 500 persone che non si sono limitate ad andare a trovarlo collettivamente, punto e basta ( la coscienza è apposto ). Sono sfilate ad uno ad uno per dire qualcosa a Biagio Conte fino a notte inoltrata.

4 - Con le stesse armi, che usava da tempo per i senzatetto, Biagio ha accolto tutti loro e, di conseguenza, ha preso una decisione da persona libera e comunitaria nello stesso tempo, sulla quale ha influito - riferisce l'articolo - questo comportamento inedito nei suoi confronti.

 

L'immagine del "senzatetto" Biagio, qui di seguito riportata, parla da sola e detta inequivocabilmente il presente e il futuro della Solidarietà e della Condivisione, senza per altro trasformarci tutti in tanti Biagio, ne è bastato e ne basta uno, a quanto pare. 

 

Non c'è assemblea che tenga!

 

Tino Rigo

Domenica 21 gennaio 2018

 

Palermo. Biagio Conte interrompe il digiuno per i senza dimora


Quotidiano Avvenire - Alessandra Turrisi sabato 20 gennaio 2018 

L'annuncio dopo la visita l'altra sera dell'arcivescovo Lorefice con 500 giovani. Ora parte per un ritiro spirituale.

 

Biagio Conte ha interrotto il digiuno. Qualche giorno per riprendersi e partirà per un ritiro di preghiera in montagna per continuare il suo sforzo di sensibilizzazione nei confronti di chi soffre perché senza casa, senza lavoro né affetti. A sostenerlo c’è la Chiesa, ci sono i giovani.

 

Quando l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice giovedì sera ha preso il microfono in Cattedrale e ha proposto alle centinaia di giovani riuniti per ascoltare la sua riflessione sulla Parola di trasferirsi in massa sulla scalinata che per dieci giorni ha accolto il digiuno e la protesta di fra Biagio, i ragazzi non se lo sono fatti ripetere due volte. E in corteo silenzioso oltre 500 persone, tra cui alcuni giovani in carrozzina, si sono dirette alle Poste centrali di via Roma per un’invasione pacifica e un incontro con colui che, con il suo esempio, ha schiaffeggiato l’indifferenza verso chi muore per strada da solo, chi non ha una casa, chi non ha un lavoro. L’ultima sera nel suo 'santuario sotto le stelle' è stata particolarmente animata. Fino a notte inoltrata, dopo la preghiera e la 'lectio divina' guidata dall’arcivescovo di Palermo, giovani, sacerdoti, suore hanno fatto la fila per scambiare due parole con lui, per infondergli coraggio e ringraziarlo.

 

«Di questi cristiani c’è bisogno – aggiunge Lorefice –. Vogliamo ringraziare questa scelta di Biagio, dettata dalla profezia del cuore. Fratel Biagio ci sta ricordando che questa è la strada. A noi è chiesto di fare sul serio con quello che Gesù ci chiede: vi riconosceranno da come vi amerete». E ieri è tornato a trovarlo anche l’imam della moschea tunisina, Mustafà Abderrahmane, che ha portato la solidarietà della comunità musulmana, ringraziando Biagio «per l’aiuto che ci ha sempre dato».

 

Intanto, il fondatore della missione Speranza e Carità è tornato a casa. Biagio ieri ha chiesto di pregare per coloro che nel mondo vivono emarginati nelle grandi città. Già dai primi giorni della prossima settimana vuole trasferirsi in montagna per un periodo di silenzio.

 

 

 

Palermo: Fra Biagio Conte sospende sciopero fame.

Ha dormito sotto portici per sensibilizzare gente ai poveri

 

 

Fratel Biagio Conte

il missionario laico fondatore della Missione Speranza e Carità 

ha sospeso lo sciopero della fame.

Per giorni ha dormito sotto i portici del Palazzo delle Poste

a Palermo per richiamare l’attenzione di tutta la città

verso i poveri e i senzatetto.

Grande la vicinanza e l’appoggio ricevuto.

Questa mattina Fratel Biagio ha rilanciato il suo appello:

che tutti adottino un povero, un disoccupato, un disabile,

una famiglia in difficoltà.

 

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E' iniziato un anno nuovo

 

E quello sociale?

 

Una proposta: azzeriamo tutto!

 

"Assemblea aperta", lunedì sera 22 gennaio 2018 - ore 21

presso Saletta Bar Hotel del Riale, via San Giuseppe 1 - Parabiago

( ingresso dalla Reception )

 

Chissà perché, arrivati a settembre, abbiamo sempre detto: "Inizia un  nuovo anno sociale". In fondo, dopo le vacanze o il meritato riposo, c'è sempre una ripresa, ma non sarebbe meglio rispettare la scadenza dell'anno solare? 

Azzeriamo tutto? Seguiamo l'anno solare? Devo essere sincero: è tutta una bella scusa! In realtà la situazione è ben precisa.

Da oggi, in Stanley&Co, si azzera tutto.

Almeno così sento, in cuor mio, di proporre. Vi spiego il perché, se ci riesco.

Da tempo vado  a chiedere a tutti come sta andando l'Associazione, o come debba andare avanti. Lo faccio per due motivi.

Per la responsabilità che mi ritrovo ad avere come Coordinatore  Responsabile dell'Associazione, passi il termine,  poco adeguato, per uno che non è mai stato eletto presidente, men che meno è stato incaricato di prendere decisioni che, fino ad ora, sono state sempre eminentemente collettive.

Ancora, perché si sono prese e si prendono decisioni ben precise, strada facendo, che suscitano anche perplessità in qualcuno, come è inevitabile. L'esperienza di questo ultimo mese, inoltre, ci ha riservato alcuni pesanti risvolti.

Devo premettere una cosa, prima di proseguire nel discorso. Ogni volta che si parla di dare un assetto diverso all'Associazione, tutti in coro ( e alla fine anche il sottoscritto ) dicono: "voliamo basso, facciamo come sempre abbiamo fatto, nel nostro piccolo...quel che vale è aiutare davvero qualcuno!" E  Stanley&Co rimane una "libera associazione" col suo statuto sottoscritto da alcuni soci, senza caratteristica giuridica alcuna.

La cosa, stavolta, non è più possibile. Non si riesce più a reggerla! Ci voleva proprio un'iniziativa come quella che abbiamo appena concluso, il Mercatino Natalizio/Presidio di Rappresentanza dell'Associazione, per capirlo e per sperimentare cosa significa "fare gruppo".

"Fare gruppo"

All'inizio ero partito a dire "dobbiamo essere gruppo", mentre stimolavo l'impegno e la partecipazione di ciascuno, una volta presa la decisione per il Mercatino. Mi è sembrato subito indegno e non reale, poco rispettoso di tutte le cose che abbiamo combinato insieme in questi quattro anni. Nessuno si è mai chiesto perché lo facevamo insieme, avremmo potuto tenere un profilo individuale, come succede in tante associazioni, non collettivo. "Siamo sempre stati gruppo". Chi lo può negare? Allora ho cambiato decisamente il tono. Quindi ho cominciato a chiedere a tutti di "Fare gruppo".

I venti giorni di attività del Mercatino/Presidio di Rappresentanza, dall'8 al 28 dicembre, senza tener conto dei giorni di preparazione e di chiusura, sono stati  impegnativi e pesanti ( che freddo che c'era, non solo fisico, per quei pochi che si sono impegnati! ). Non posso sostenere che la nostra attività si sia contraddistinta col "Fare gruppo" in quei giorni.

Mi spiace, è un dato di fatto. Dopo un sospiro di sollievo - grazieaddio era andato tutto bene, col ricavato abbiamo aiutato due famiglie in difficoltà - la sera del 30 dicembre, quando abbiamo restituito le chiavi delle vetrine al proprietario,  è partito un vero e proprio: Amen! Non solo perché era finita, anche perché - credeteci - ci siamo detti: anno nuovo, vita nuova! Eccoci al dunque.

Lunedì prossimo 22 gennaio, dopo cena, terremo un'assemblea aperta.

Vogliamo che sia aperta a tutti quelli che ci hanno conosciuto e ci sono amici. Da questo confronto, senza impegno alcuno per i partecipanti, scaturiranno le indicazioni utili per il futuro di Stanley&Co, che verranno scelte e ratificate dai soci dell'Associazione in un momento successivo.

Mi sento di caldeggiare la partecipazione a questa Assemblea: uno sforzo in più per riconoscere e sostenere questo lavorio - pur se fatto da altri - sarebbe già un passo avanti inequivocabile, per dare un parere sensibile e magari competente, riferendolo a tutto quello che ci capita attorno.

Per dare un'indicazione dell'aria che tira, sempre rispettando la responsabilità che mi compete e dopo lunghi colloqui telefonici e di persona, elenco tre possibili risvolti. Non escluso che ce ne sia un quarto, frutto proprio di questa Assemblea aperta che viene indetta.

Prima possibilità.

"Pur essendo stata un'esperienza positiva per l'aiuto dato alle persone in difficoltà, a questo punto Stanley&Co non ha più ragione di continuare. Volendosi impegnare ( come individuo ) esistono associazioni già collaudate a cui prestare la propria collaborazione, essendo alquanto utopistico creare un'associazione giuridicamente costituita, con tutte le difficoltà annesse e connesse e l'impegno richiesto, che non sempre si riesce a dare materialmente".

Con tanta chiarezza Paola, che non ha potuto condividere e partecipare all'ultima iniziativa del Mercatino/Presidio di Rappresentanza, ci ha fatto sapere con onestà intellettuale e amicizia. A fronte di altri, che sono intervenuti dicendo: "Io vorrei continuare così, come abbiamo sempre fatto in questi quattro anni, con semplicità e immediatezza, dando piccole risposte, ma concrete, ai bisogni della gente".

Seconda possibilità.

"No, non potete andare avanti così. Non possiamo! Dobbiamo costituite un'Associazione, una Onlus con tutti i suoi diritti e i suoi doveri".

Così un giorno mi dice Sandro, arrivando alle vetrine del Presidio natalizio. Anzi, nel suo  accorato discorso si riferisce, ancora meglio e ancora di più, ad un'esperienza conosciuta da entrambi: propone di creare un'Aziendina per dare lavoro a chi non ce l'ha. E, più precisamente, con tre scopi ben delineati, secondo principi e segni di una nuova Economia di comunione ( vedi link ): l'utile di questa azienda venga ripartito un terzo per sussistere ed espandersi, un terzo per educare alla reciprocità, un terzo esclusivamente per chi è povero o in difficoltà. 

"Dobbiamo vederci, discutere, dare un luogo preciso al "nostro" agire. Dobbiamo avere tutte le carte in regola per muoverci e prendere le decisioni in termini di legge, con tutti i doveri ma anche i diritti di chi vuole aiutare il prossimo!".

Esclama il giorno dopo Calogero, arrivato anche lui alle vetrine, da buon osservatore, in base a tutto quello che vedeva succedere in quei giorni, lui che ci ha appena conosciuto proprio in questa occasione!

Quello stesso giorno, ripensando a questi due incontri che mi sono capitati, mi rammento che anche tra gli amici dell'Associazione Stanley&Co, da mesi, forse da un anno, era emersa un'ipotesi: costituire una squadretta di pronto intervento, una specie di cooperativa fatta da operai e tecnici che possano lavorare insieme e trovare lavoro a chi non ce l'ha. Che possa, inoltre, gestire le iniziative dell'Associazione che di volta in volta si affacciano, per cercare e trovare sostegno ai suoi scopi.

Terza possibilità

Fermo restando il sostegno che chiunque, amico di Stanley&Co, possa dare liberamente senza impegnarsi in attività esplicite per mancanza di tempo materiale, comunque e in ogni caso, come abbiamo sempre sostenuto a spada tratta, potrebbe esserci  un risvolto semplificato, una terza possibilità.

Da "associati a CARITAS Parabiago" a CARITAS a tutti gli effetti, sulla scia dei Centri d'Ascolto collaudati, con caratteristiche specifiche che coinvolgano però progettualità di intervento per chi è in difficoltà, perché possa affrancarsi ( non solo ascolto,  pacchi viveri o vestiti, bollette e affitti pagati, arredo di riciclo fornito ecc. ecc. ).

E' chiaro che per fare questo Stanley&Co deve darsi un minimo di aspetto giuridico. Qualcuno sta informandosi presso commercialisti e avvocati, anche in base ad una nuova Legge sul Volontariato, ancora poco conosciuta, che sembra voglia e possa semplificare la vita per le attività di solidarietà e condivisione.

Per concludere

Perché non riunirci una sera e discuterne? Ecco l'idea di indire una "Assemblea aperta" che possa prendere atto delle cose fatte in questi quattro anni, dalla nascita ad oggi, delle esigenze maturate, del futuro di Stanley&Co.

Credeteci, io mi schiero apertamente,  pariteticamente, per tutt'e tre queste soluzioni, anche per la prima ovviamente, senza difficoltà alcuna pur avendo contribuito a fondare Stanley&Co. Ce ne fosse una quarta scaturita da un'assemblea aperta, meglio ancora! 

Non è da poco tempo che sostengo una tesi, potete rileggere su questo Sito tutte le "prima pagina" : ci fosse una Stanley&Co in ogni quartiere, in ogni parrocchia! Stanley&Co potrebbe anche, semplicemente, trasformarsi in una Associazione Culturale Cittadina, di facile costituzione, per coinvolgere altre comunità civili e religiose del territorio, raccontando l'esperienza fatta  in questi quattro anni e mettendo a disposizione di tutti questo Sito, per far nascere tante Stanley&Co sul posto. Gli scopi specifici potrebbero essere questi tre: promuovere una Cultura del Dare, realizzare in prima persona e provocare altrove gesti di Solidarietà e Condivisione spicciola, rapportarsi positivamente con tutte le altre associazioni di volontariato presenti sul territorio. Che sia questa la quarta possibilità? La parola all'Assemblea aperta!

Intanto, lo confermo e lo propongo da "buon coordinatore", si azzera tutto.

Anno nuovo, vita nuova.

Tino Rigo

 

Qui di seguito altre opinioni arrivate con WhatsApp,

in aggiunta ai pareri riportati in questo articolo.

Ciao a tutti, leggendo le varie considerazioni e perplessità di alcuni amici, vi voglio dire che io sono contenta per quello che abbiamo fatto a oggi come Stanley&Co e quindi ci tengo a continuare ad aiutare in questo modo: semplice e immediato. Grazie  a tutti

Francesca

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Ciao, approvo e sottoscrivo il parere di Francesca. Indubbiamente ci sono associazioni con più disponibilità economiche e disponibilità di volontari, ma penso che tante piccole gocce possano fare l'oceano, e la Stanley nel suo trascorso ha fatto "luce" nella vita di coloro che al momento avevano bisogno anche solo di una mano tesa o di qualcuno a cui confidare i loro problemi. Questo è il mio parere. Un saluto a tutti. Perciò "avanti tutta"!

Manuela

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Vi seguo da " lontano", per la distanza fisica. Sono iscritta nel gruppo perché coinvolta direttamente quando sono stati aiutati Manuel e Marco, i ragazzi nigeriani. Devo ringraziare per l'aiuto concreto ricevuto in quel momento difficile, che è stato di "luce" come dice Manuel. Marco ha ricevuto tanto anche a settembre/ottobre 2017 con l'aiuto concreto a sistemare il monolocale preso in affitto a Magnago. Forse è poco quello che si fa di fronte alla vastità dei bisogni che ci circondano, ma è pur sempre un lumino acceso nel buio di tante situazioni. Fin che ci sono persone che si "donano" in qualche modo per gli altri, superando le proprie difficoltà e in mezzo alle mille problematiche quotidiane, mi sento di ringraziare. Come inserirsi in un gruppo o in un altro, appoggiarsi alla Caritas o fare in altro modo, questo lo lascio da discutere a voi sul posto, convinta che con il dialogo si arriva sempre alla scelta migliore.

 

Lucia

 

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Santo Natale 2017

 

Luce delle stelle

 

Osservavo il cielo,

 limpido nel suo splendore.

 Una strana stella,

nel suo dolce chiarore,

rischiarava le stanche vie.

Da quella stella, una scia di luce,

illuminava le seguenti parole:

Ama, vivi, ridi.

Se cadi, rialzati.

 

Ed ancor, nel mio cuore,

in quell’angolo di cielo,

un dolce sentimento mi dice:

Ama ancora, ridi ancora,

vivi ancora, ricadi ancora.

Ma rialzati. Sempre !

Sempre più deciso ad Amare:

Ama te stesso.

Ama chi ti sta vicino.

Ama chi ti dona un sorriso.

Ama chi ti regala il suo cuore.

Ama chi ti dona un angolo di cielo.

Ama, senza se, senza ma.

E, se una lacrima solcherà le tue gote,

che sia una lacrima di gioia.

 

Ama. Sempre !

Perché, alla sera della vita,

ciò che conta è aver amato.

 

Ed il Santo Natale ogni istante sarà.

  

 

Un mio personale augurio a tutto il gruppo Stanleyeco.

 Buon Natale e Felice Anno Nuovo, auguri di cuore a chi aiuta ed a chi è aiutato.

 “Chi desidera procurare il bene altrui ha già assicurato il suo. (Confucio)”

 Auguroni di Buone e Serene Feste a tutto il gruppo e … forza …

 Un grande, cordiale , saluto

 

Gaetano D’Alessio

 

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Il figlio di Stanley

 

GODSENT

 

( Mandato da Dio )

 

Avremmo voluto avere la sua fotografia già il Natale scorso, appena nato. Ci è arrivata adesso, al momento giusto per farci tanti auguri di Buone Feste.

Il piccolo Godsent ( letteralmente "mandato da Dio" ) ha reso felice il nostro Stanley: dapprima il suo ritorno in Nigeria grazie alla nascente Stanley&Co, poi - con molta determinazione - il suo laboratorio di falegnameria e il lavoro tanto desiderato. Adesso Godsent!

Mi rivolgo a te Stanley, conscio che in tal modo mi rivolgo  a tutti e a ciascuno degli amici di Stanley&Co, confermandoli nei loro convincimenti.

Caro Stanley,

l'associazione Stanley&Co, che ha preso il nome da te, ti sarà sempre grata per avergli dato questa opportunità concreta di Solidarietà e Condivisione.

Quattro anni sono passati dal tuo ritorno in Nigeria. E' vivo in me il ricordo del campanello di casa mia che suonava, già da  due anni almeno. Al momento opportuno, quasi scadenzato per non dar fastidio, mai una stonatura, anzi una timidezza quasi endemica, ti trovavo fuori dalla porta: "Ce l'hai un lavoro? Ce l'hai ancora una casa?". I tuoi occhi tristi parlavano da soli. L'elemosina che chiedevi era una forzatura per la tua stessa persona, tanto che all'ultimo hai chiesto, disperato: "Aiutatemi a ritornare a casa!".

"God helped me!" mi sembra di sentirti dire ricordando quel giorno. God helped you! Dio ti ha aiutato Stanley! In pochi giorni, biglietto aereo e una busta di denaro, tutto per te e per le tue imminenti necessità al rientro.

La storia del laboratorio di falegnameria che sei riuscito ad aprire appartiene a te stesso, alle tue profonde convinzioni personali e, senza per questo svelare un segreto perché è giusto che rimanga tale, all'affetto di due nuovi "mamma e papà" - come tu stesso li chiami e che, adesso, hai reso "nonni" - che hanno voluto continuare ad aiutarti nel tempo, in questi anni passati.

Quest'anno, il quarto anno dell'Associazione Stanley&Co, si conclude con un Mercatino Natalizio: è lecito pensare che in una prossima occasione potremo avere esposti anche mobili e suppellettili in legno costruite da te?

E chissà che un giorno tu non possa tornare tra noi, con tutta la tua famigliola, a salutarci e a raccontare a tutti quanto il tuo Dio ti ha aiutato, carissimo  Stanley "Godsent"!

Auguri a tutti!

Tino Rigo

 

We would have very much liked to have his picture last Christmas, as a newborn. We’ve got it only now, right at the time of season’s greetings.

Little Godsent, made our Stanley very happy. First, his return to Nigeria thanks to the new Stanley&Co. then, with much determination, his carpentry workshop and the much-needed job. Now Godsent.

I'll speak directly to you, Stanley and by doing so also speak to each and every one of our friends from Stanley&Co, so as to assure them that good they've done hasn't been wasted, as they well know already.

Dear Stanley,

The association named after you will be forever grateful to you for giving it the opportunity to do some good and sharing.

Four years have gone by since your return to Nigeria and the memory is still alive in me, the memory of my doorbell ringing, already for two years. At the exact moment, almost as a rhythm so as to avoid any disturbance. Never over the line, never something daring, actually you looked almost too shy. You were there, outside my door asking: “Do you have a job?” “Do you still have a house?” Your sad eyes were a message themselves, the charity you asked for was unlike you so that, at the end, you asked me: “Help me to go home”.

“God helped me” I imagine you saying remembering that day.

God helped you, Stanley!

In a few days a plane ticket and an envelope of money all for you and your needs.

The story of your carpentry workshop that you were able to open it’s yours. It belongs to your beliefs but also with keeping a secret from the love of your new “mum and dad” like you call them and who now are “grandparents” who wanted to keep helping you during all these years.

This year, the fourth of our association, ends with a Christmas market, shall we hope to sell something made from you in the future?

Who knows, one day perhaps you will be able to come back with your family and tell us the marvellous story of how God helped you, my dear Stanley “Godsent”.

 

Tino

 

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Sabato 18 novembre 2017

 

Manufatti e riciclo dell'usato 

per fare Solidarietà&Condivisione 

Un Mercatino di Natale e un' Esposizione singolare vedranno protagonisti oggetti di vario tipo e provenienza: manufatti realizzati per hobby o per passione direttamente da alcuni amici oppure raccolti, con un passaparola disponibile e convinto, tra la gente per essere riciclati.

Di grande o piccolo valore che sia, questo materiale arriverà nelle nostre case acquistando un sapore diverso: "Mi è piaciuto e l'ho preso, l'ho fatto per Stanley&Co, per aiutare una famiglia in difficoltà".  

Un Mercatino sulla piazza principale della città, domenica 10 dicembre, a ridosso del Natale, vedrà anche Stanley&Co proporre una serie di oggetti, realizzati per lo scopo o recuperati alla bell'e meglio, a chi passerà in mezzo alle bancarelle. 

Un'infilata di nove vetrine stanno per essere allestite, per richiamare l'attenzione della gente già dal prossimo 8 dicembre, per tutto il periodo natalizio.  Un drappo stellato, a partire da una vecchia macchina da cucire, sotto il suo ago, si stenderà lungo un percorso che attraversa semplici arredi, due comodini, un tavolo antico, un paio di cassettiere, la struttura di un letto con le sue doghe sparse qua e là, di vetrina in vetrina, cucendo insieme - alla fine - un messaggio esplicito: "Ci dai una mano?".

Questo mercatino e queste vetrine costituiranno una saggia provocazione e scuoteranno il torpore in cui sembra siamo caduti. Le tante situazioni di difficoltà che ci circondano, pur tenendoci desti e sensibili, rischiano di passare invano, con una domanda che ci attanaglia sempre più spesso - "ma che cosa posso fare io?" - tanto impotenti o sopraffatti ci sentiamo ultimamente.

Ecco un'occasione per riprenderci una rivincita, su noi stessi, su una società in difficoltà, senza confini o sfumature, dove non si capisce bene se la difficoltà é di chi dovrebbe aiutare o di chi viene, alla fine, davvero aiutato.

Il tutto facendo leva sul "riciclo" dei beni posseduti, piaciuti, usati e strausati che - adesso - passano in altre mani col Mercatino solidale. Gli oggetti realizzati  a mano nelle case porteranno invece tanta familiarità, bellezza e intraprendenza all'iniziativa stessa.

Solo e solamente per fare un atto di Solidarietà e Condivisione.

Di certo anche perché sono piaciuti! Doppiamente piaciuti: come oggetti in sé e come gesto concreto di sborsare qualche soldo per una giusta causa.

 

Ravi

 

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Sabato 28 ottobre 2017 

 

Di fronte ad un gesto del genere 

C'é ( ancora ) da commuoversi 

La pensione non le basta:

stranieri pagano la spesa a un'anziana.

"Ci siamo passati"

 

Un’anziana cliente si avvicina alla cassa del supermercato e comincia a caricare la spesa.

Il pane, un paio di buste di affettato, la frutta, del formaggio. Poi, esita, sembra in imbarazzo, all’improvviso dice alla commessa di fermarsi. «A quanto siamo?», le chiede. «A 42 euro signora», le risponde la dipendente dietro la cassa.

«No, non ce la faccio — esclama allora l’anziana, a disagio —. Ho solo 50 euro e manca una settimana per prendere la pensione. Passi solo il cibo del mio gatto, il resto lo lascio».

La donna, quindi, sarebbe tornata a casa a piedi, con la borsa della spesa mezza vuota e le scatolette per il micio. E invece la storia ha avuto un finale diverso, grazie al gesto generoso di una coppia straniera, un uomo e una donna sulla quarantina, che erano in coda in cassa dietro alla pensionata. I due hanno assistito alla conversazione e hanno visto la commessa prendere la mano all’anziana cliente e confortarla, dicendole che non era un problema rimettere a posto la spesa.

La donna in coda si è avvicinata alla commessa e con discrezione le ha mormorato: «Passi pure tutta la spesa, la differenza la mette mio marito». E poi ha aggiunto: «Ci siamo passati prima noi, so cosa vuole dire».

L’episodio è avvenuto mercoledì, in un supermercato di Magenta e a raccontarlo in un gruppo Facebook locale con quasi 4 mila iscritti, è stata proprio la commessa. «Sono scoppiata a piangere per la commozione». Né la signora né la coppia erano clienti abituali. Questi ultimi «parlavano con accento slavo, erano albanesi o forse rumeni». Hanno saldato il conto di poche decine di euro in più e poi sono andati via, tra i ringraziamenti dell’anziana e quelli della commessa. La storia sui social è diventata virale, con tante condivisioni e anche molti commenti, tra lodi e insulti, come sempre accade nella piazza virtuale.

«Volevo condividere la grande emozione che ho provato per un gesto bellissimo, nobile, altruista. Tutto ciò che sta succedendo in questi giorni però mi fa un pochino riflettere. Non dico che dovremmo assistere a gesti del genere quotidianamente, mi piacerebbe però che capitassero così tanto spesso da non fare notizia», spiega la commessa.

Non dico che dovremmo assistere a gesti del genere quotidianamente, mi piacerebbe però che capitassero così tanto spesso da non fare notizia.

 

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Giovedì 28 settembre 2017 

 

Adotta una famiglia

Anche un piccolo gesto contribuisce concretamente

"Solidarietà e Condivisione" sono impellenti nel nostro vivere quotidiano che sembra estraniarci , in questi ultimi tempi, da quello che ci succede attorno.

Ci sono parecchie persone, famiglie intere, che fanno tanto bene, senza troppe chiacchiere. Magari sostengono da anni una iniziativa benefica a titolo personale. A loro dico: va benissimo, ognuno faccia quello che crede di poter fare, ma l'unione fa la forza!

L'esperienza di Stanley&Co, ancor prima che diventasse un'Associazione, è sempre stata improntata su questo cardine, tanto da poter dire - in tantissime occasioni di rapporti personali, collettivi o istituzionali che siano - "ci fosse in ogni città uno Stanley&Co, uno in ogni quartiere, in ogni parrocchia!".

Chiamatelo Mohamed&Co, chiamatelo GiuseppeMaria&Co - così come, di questi tempi, sembra accadere  sempre di più - ma cominciate! 

Il disagio cresce accanto a noi, non occorre proprio essere extra-comunitari. 

Anche un piccolo gesto, fatto insieme ad altri, contribuisce concretamente.

 

 

Qui a fianco un'immagine

scattata in un atelier

di parrucchiera:

mi dicono che sia diventata un'istituzione

a cui concorrono,

molto volentieri,

i clienti di passaggio.


 

 

 

 

 

 

In un bar della zona,

da tempo,

un contenitore

è sempre bene in vista

e si riempie

a colpi di...caffè!

 

Sono piccoli contributi che alla fine del mese si traducono in gesti concreti, apprezzati e sostenuti proprio perché alla portata di tutti e fanno la forza.

Poi qualcuno ci pensa e sgancia anche di più, se può farlo, per esempio una quota annuale per adottare, insieme ad altri, una famiglia in difficoltà.

"Famiglia adotta una famiglia"

 

Ravi

 

 

 

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Sabato 9 settembre 2017

Ripresa

 

Prestiamo attenzione a quello che ci capita ogni giorno

 

"Solidarietà e Condivisione non vanno mai in vacanza", dicevamo più sotto. 

E così è stato durante tutto il mese di agosto: chi è rimasto a casa ha avuto occasione di operare o, al più, di accumulare impegni che saranno presto realizzati. 

Stanley&Co è rimasto senza sede: lo stabile che ci ospitava da sempre, ancora da quando eravamo affiancati al Centro d'Ascolto La Fontana del Villaggio in via Oberdan 2 a Parabiago, è oggetto di adeguamento e trasformazione da parte della Cooperativa che lo abita. 

Stiamo cercando quindi "dove posare il capo" nuovamente.

In realtà nell'Associazione Stanley&Co aveva preso il sopravvento un metodo non legato a una locazione: con internet e col passaparola, al cellulare o meglio ancora di persona, è sempre stato sufficiente scambiare qualche opinione volante tra gli operatori. 

Ciò non toglie che Stanley&Co possa e "debba" avere una sede.

Siamo ancora disponibili a condividere una scrivania nella futura locazione della CARITAS di Parabiago.

Nel contempo, si riaffaccia un pensiero autoctono: la possibilità di avere in comodato d'uso un negozietto sfitto, un bilocale ritagliato nel tessuto urbano...uno scantinato di qualche attività lavorativa o associativa che lo renda disponibile e che ci dimostri sensibilità, oltre che Solidarietà e Condivisione, per poter continuare ad operare, alla luce del sole, Solidarietà e Condivisione.

E' chiedere troppo?

Per ora un box, che da qualche mese Stanley&Co ha avuto in uso, si è già è riempito e svuotato, diverse volte, con mobili riciclabili e utili, ritirati o arrivati e riconsegnati in loco secondo necessità.

Nel rivederci con alcuni amici, ieri sera, ci si diceva: prestiamo attenzione a quello che ci capita ogni giorno, a ciascuno di noi, e facciamolo sapere subito a tutti gli altri per individuare una nuova famiglia da "adottare", oppure un'occasione d'oro per creare un nuovo evento per cercarne i fondi, meglio ancora un'opportunità di lavoro per sollevare l'indigenza di qualcuno.

Buona ripresa!

 

Tino Rigo

 

 

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Sabato 15 luglio

Vacanze per tutti?

Si chiude l'anno sociale

 

 

Solidarietà e Condivisione non vanno mai in vacanza!

 

Fermo restando che un periodo di riposo debba essere garantito per tutti, poco importa se si viaggia o ci si sposta in un luogo di villeggiatura o si resta a casa propria.

I nostri vecchi avevano coniato un detto che rispondeva bene alla domanda: "Dove andrai in vacanza quest'anno?". "A Caresto!". Facendo riferimento, in realtà, alle poche finanze a disposizione.

Chi è nella necessità vive, purtroppo, un altro tipo di "vacanza", nel senso etimologico del termine, di vuoto a volte incolmabile.

Solidarietà e Condivisione, per questo motivo, non vanno mai in vacanza. 

Solidarietà e Condivisione chiamano sempre.

Proprio quando qualcuno cominciava a partite per le vacanze - chiudendosi di fatto l'anno sociale dell'Associazione - ecco che sopraggiungono a Stanley&Co alcune segnalazioni: questa volta non sono richieste di aiuto, ma di disponibilità.

Ci sono mobili che si rendono disponibili.

Che fare?

Nessuna esitazione: si organizza un camion e si va a prenderli!

Come è successo proprio stamattina: un letto motorizzato con materasso, appena recuperato, potrà accogliere una persona anziana che esce dall'ospedale. Un divano letto a una piazza e mezza integrerà, sicuramente, la stanza di una famiglia numerosa. Una camera da letto completa, pur nel suo stile un po' troppo vintage anni 60/70, è a completa disposizione di chi fosse nella necessità. 

L'anno sociale può aspettare la sua conclusione e chissà quali altre chiamate potremmo ancora ricevere!

 

E' passato un anno sociale ricco di novità e di conferme.

 

Anche chi scrive si vede costretto a rileggere le pagine del Sito, travolto - si fa per dire - dagli eventi: 

Fine estate 2016 - Una casa di accoglienza: Manuel, in difficoltà, accoglie nella sua casa un'altra persona in difficoltà. Marco trova un po' di pace per qualche mese, coronando in questo frangente un sogno che accarezzava da tempo, e potrà continuare - in un'altra realtà abitativa, adesso - la sua lotta verso una dignità tanto ambita e ricercata. 

4 Novembre 2016 - Stanley&Co compie tre anni: mentre su questa "prima pagina" ci si interroga collettivamente - "Che cosa possiamo fare?" - aperti a nuovi risvolti associativi, ma anche con tante conferme del nostro operato,  un Coro di amici propone una serata benefica per Stanley&Co, aprendo di fatto a nuove forme di Solidarietà e Condivisione.

Domenica 18 dicembre 2016 -  "Pomeriggio con Stanley&Co": in un ritrovo colmo di amici, di persone e di famiglie che sono state aiutate o che hanno aiutato, allietati dai canti del Coro "Spiritual Original Brothers", raccogliamo contributi utili per chiudere in bellezza le adozioni in corso - ben sei nell'annata 2015/2016 - in un clima davvero natalizio.

29 gennaio 2017 - "Tombolata benefica": all'interno della "Festa delle famiglie" una tombolata raccoglie fondi utili per ricominciare, con l'anno nuovo, le adozioni del Progetto "Famiglia adotta una famiglia". Una coppia, presente a questo evento, offrirà da sé una quota, completando di fatto la prima adozione del 2017.

17 febbraio 2017 - "Serata dei materassi": grazie a venticinque coppie presenti che si sono offerte, con sensibilità, per una dimostrazione di prodotti da parte di una ditta proponente, Stanley&Co riceve - con questo nuovo metodo per operare solidarietà - un contributo  che viene destinato per una nuova adozione, la seconda dell'anno.

Marzo 2017 - "Le quote raccolte": grazie a nuove adesioni al Progetto, ma anche al rinnovo di più di metà delle vecchie - una dozzina in totale - si realizzano la terza e la quarta adozione dell'anno, praticamente  quattro adozioni in poco più di tre mesi del 2017.

27 maggio 2017 - "Un palloncino per...": durante la Festa della Scuola di un Istituto Comprensivo, grazie al contributo ricevuto con la vendita di palloncini Stanley&Co può chiudere in bellezza l'impegno preso per l'ultima adozione in corso.

E con luglio l'anno sociale di Stanley&Co sta chiudendosi, si fa per dire.

 

Tino Rigo

 

 

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Benvenuto Giosuè! 

Stanley&Co adotta la sua famiglia

 

Giovedì 8 giugno è nato Giosuè: il fratellino, di due anni, lo regge nelle sue braccia con sguardo attento e compiaciuto nella fotografia che ci hanno fatto arrivare, un po' sfocata per l'inevitabile emozione.

I suoi genitori hanno vissuto per alcuni anni in Costarica e, tornati in Italia, hanno ricominciato daccapo una nuova avventura. 

Stanley&Co li ha conosciuti alla fine dell'estate scorsa e ha trovato per loro un alloggio in quel di Parabiago: il papà aveva approfittato di un possibile trasferimento del suo lavoro, in una multinazionale che si è appena insediata nelle vicinanze.

Il fatto di aver lasciato un contesto per affrontarne uno del tutto nuovo, dimenticando i debiti - del resto quasi risolti, con fatica - accumulati nel tempo e lottando, adesso, da mesi nella quotidianità per mantenere un livello di vita dignitoso, ha convinto Stanley&Co a scegliere questa famiglia come soggetto di adozione.

Ancora una volta ci siamo sentiti "spiazzati" dalle circostanze - apparentemente casuali - che caratterizzano l'operato dell'Associazione. Abbiamo focalizzato infatti la nostra attenzione proprio alla nascita di questa nuova creatura, a cui consegniamo il nostro aiuto concreto. 

L'adozione si è perfezionata con la dovuta ponderatezza, con l'attento e consueto esame della situazione di questa famigliola, conosciuta anche con rapporti personali. Il parere comune di tanti di noi ha individuato, alla fine, nella sua normalità del tutto sconvolgente e, nel contempo, ricca di pregnanti difficoltà  il tipo di aiuto necessario per esprimere  Solidarietà e Condivisione per l'ennesima volta, la decima per la cronaca, in un anno e mezzo di Progetto "Famiglia adotta una famiglia".

Uno dei discorsi che facciamo sempre, con determinazione e ostinata convinzione, durante il colloquio iniziale e anche di congedo che vengono effettuati di prassi, é questo: "Oggi aiutiamo voi, domani sarete voi ad aiutare altri!". Magari tramite noi.

In questo ultimo caso che ci è capitato, possiamo dire di essere sicuri che la cosa verrà recepita fuori misura e con decisa adesione da parte di chi stiamo aiutando.

Le prospettive future, strettamente legate al lavoro prezioso del papà e alla sua "obbligata" disponibilità a trasferirsi, non sappiamo dove  porteranno questa famiglia, transitata dalle nostre parti in questi mesi: sappiamo di certo che - con questo caso - abbiamo riaperto e ribadito le prospettive future di Stanley&Co.

In attesa di una nuova adozione.

 

 

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A che punto siamo

  Alcune risposte

 

Questa “prima pagina”, proprio come era stato proposto, è scritta dai lettori in risposta all’articolo A che punto siamo Ti va di risponderci?

Il testo che ne scaturisce corrisponde alla sequenza, quasi temporale, delle risposte arrivate: si presenta con qualche aggiustamento di impaginazione, qualche inevitabile piccolo taglio per incastonare, come in un mosaico, i vari contributi.

Apriamo l’articolo proprio con le parole di chi ci “apre”, ogni volta, l’Home Page del Sito, questa volta con l’onore - affettuoso da parte sua - di una poesia dedicata.

Grazie di cuore!

 

Ho letto la mail...ringrazio anche per la pubblicazione dei miei HAIKU sul sito di Stanley, mi fa molto piacere. Mi fa piacere poter essere d'aiuto per una nobile causa come questa... neanche a farlo a posta, proprio ieri è uscito un altro mio libro, sempre di foto e poesie ed alcune sono sul tema dell' immigrazione....vi contatterò  per portarvi alcune copie come mio contributo.

Ecco una mia personale interpretazione ispirata all’articolo inviato. Raggio di sole dopo raggio di sole…

( Gaetano )

 

Un piccolo raggio di sole

 

 

Cammino,  lentamente, un passo dopo l’altro,

 verso anonime mete, nella mia mente, elucubrazioni

 che mi portavano verso lontani pensieri.

 Un casuale incontro, inatteso:

 un bimbo, dal viso triste, impaurito,

 le sue manine protese verso sua madre.

Nei  loro  occhi un oscuro velo di tristezza

 che penetra i miei occhi.

 

 Ed urla la mia rabbia, il mio cuore,

al cospetto  di  quel triste visino,

che scruta il cuore di sua madre cercando risposte .

E mi domando, ancor, quale destino lo attenda.

Mi chiedo ancor quale dolore nel cuore di madre,

che, risposte, per quel visino lacerato, non ha.

 

 Io, tra linde mura, rincorrendo i miei fantasmi,

seguendo le mie elucubrazioni,

ancor mi chiedo quale raggio di sole

possa illuminare il mio cuore.

A Te, mio Signore, chiedo la forza

di poter offrire un piccolo granello di sabbia,

in Te, mio Signore, confido di poter trarre,

dal buio che circonda il mio cuore,

un piccolo granello di sabbia

che si trasformi in raggio di sole

che illumini quel triste visino.

 

Raggio di sole dopo raggio di sole,

s’ illumina ogni angolo di cielo.

 11/5/2017

 

 

Cosa dire...leggendo quello che c’è scritto nell’articolo e ricordare mi fa sempre emozionare. Andiamo avanti anche piano piano, grazie.

( Francesca )

 

 

In un oceano di bisogni  sembra che Stanley&Co stia navigando in acque a volte faticose

( come la raccolta, magazzinaggio e distribuzione di mobili vari ), a volte più agitate ( come la ricerca del lavoro ), verso mete lontane   ( l'aiuto al ragazzo nigeriano che è tornato a casa ) ma anche a quelle vicine ( Manuel, adozioni aiuto famiglia e altre).   

Non so consigliare la direzione giusta, ma se ci lasciamo guidare dal vento dello SPIRITO SANTO qualsiasi direzione decideremo di prendere ci porterà a un bastimento di BENE.
Quindi forza tutti "INSIEME" navighiamo senza perderci d'animo in questo oceano. 

( M. Teresa  )    

 

                                 

Carissimi, ho tutti e tutto in cuore.

Sono stata aiutata da Stanley&Co nel momento in cui Marco, il ragazzo nigeriano che noi seguiamo da anni, cercava casa. Da poco tempo ha lasciato la casa di Manuel e ora sta facendo altre scelte. Ma la possibilità di vivere a Legnano, gli ha consentito di poter concludere il lungo periodo di catecumenato nella parrocchia di Canegrate. Lì è stato accolto con cuore aperto da Don Gino; per lui ha trovato la disponibilità di una catechista  - Sig.ra Rossella - che l'ha seguito con tanta pazienza e affetto. Grazie a loro, nella notte di Pasqua scorsa, Marco ha potuto ricevere il Battesimo, la Cresima e la Prima Comunione. E' stata una gioia grandissima per ciascuno di noi che lo ha accompagnato; per lui personalmente una grande emozione e felicità. Desiderava tantissimo questo momento nel profondo del cuore e grazie a Dio si è realizzato. Non ha ancora il permesso per poter lavorare ma un sogno è stato raggiunto. Che dire? Penso sia un grande e buon frutto della vostra collaborazione. Dio saprà ricompensare la generosità di tutti come solo Lui sa fare!

Giampaolo, mio marito, che ha fatto da padrino a Marco, si unisce al mio pensiero e ringrazia tutti.

Con tanto affetto e gratitudine  

( Lucia )

 

Ci siamo fermati a riflettere: Stanley qualche anno fa, ha risvegliato in tanti di noi la sensibilità verso le persone che, non lontane come lui, ma vicino a noi possono avere difficoltà.

Non possiamo risolvere tutti i problemi, ma con gioia diamo il nostro piccolo contributo.

Non importa quanto facciamo, ma…facciamo! Perché dei fratelli possano trovare un sorriso.

Andiamo avanti insieme goccia dopo goccia: non formeremo il mare, magari un piccolo rigagnolo sì.

Dice Santa Madre Teresa di Calcutta:

Se non puoi essere un pino sul monte, sii un filo d’erba nella valle,

ma sii il miglior filo d’erba sulla sponda del ruscello.

Se non puoi essere un albero, sii un cespuglio.

Se non puoi essere una strada maestra, sii un sentiero.

Se non puoi essere un sole, sii una stella.

Ma sii sempre il meglio di ciò che sei.

( Agostina e Guglielmo )

 

 

Ciao, ho appena letto quanto mi avete inviato. Potrebbe essere un'idea focalizzare gli aiuti ad una sola famiglia e migliorare in breve tempo la precarietà? Un modo per non disperdere le poche risorse. Complimenti per l'ottimo lavoro e un augurio per un florido sviluppo...

( Maria )

 

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A che punto siamo

  Ti va di risponderci?

 

A che punto siamo?

Una domanda che è bene ripetersi quotidianamente, non solo in occasioni particolari come può essere  stato durante l’assemblea annuale appena vissuta da Stanley&Co.

E non è passato giorno che ci chiedessimo: “A  che punto è Stanley&Co?”.

Cosa sta succedendo?

Se hai la pazienza di continuare a leggere, posso argomentarti più a fondo e forse coinvolgerti in un gesto semplice: non ti chiediamo impegno, magari ne hai già abbastanza di tuo, ma almeno ti chiediamo di risponderci! Chiediamo un’indicazione anche a te, simpatizzante o collaboratore, un tuo contributo che per noi risulterà prezioso.

 

Abbiamo vissuto situazioni diverse una dall’altra - quasi uno scherzo del destino - ma improntate tutte sulla “Rete di Solidarietà e Condivisione” come detta il nostro slogan. Dopo quasi quattro anni di vita Stanley&Co, nel frattempo divenuta Associazione, vuol continuare a seguire  la spinta contingente che di volta in volta sopraggiunge attraverso le situazioni, diverse ma legate con un filo d’oro: si parlava addirittura - qualche “prima pagina” addietro - di incredibili “coincidenze a conferma” del proprio impegno, personale e collettivo. Adesso ci piacerebbe capire come Stanley&Co potrebbe o dovrebbe continuare ad operare.

All’inizio siamo partiti con l’intenzione di trovare lavoro per chi non l’aveva: quanto si è dimostrato difficile! Questo è rimasto il primo e indiscusso obiettivo: senza lavoro non si vive, tanto più se si ha una famiglia sulle spalle. In un secondo tempo, per andare incontro alle necessità ineludibili di chi è senza lavoro, abbiamo inventato le “adozioni” di famiglie in difficoltà, attraverso il Progetto “Famiglia adotta una famiglia”. In una annata intera un nucleo famigliare che sta relativamente bene può permettersi di aiutarne un altro? Può permettersi di fare una spesa viveri doppia, pagare una doppia bolletta di gas, pagare un doppio mese di affitto o almeno una parte di un affitto mensile? Pare di sì.  Più di trenta famiglie o gruppi di amici riuniti o singole persone lo hanno fatto! Stanley&Co si è prestata a realizzare, a nome loro e con il loro contributo, questi gesti di solidarietà e condivisione.

 

Nella prima famiglia adottata il papà, a quasi due anni di distanza, non ha ancora trovato un lavoro dignitoso e continuativo, si barcamena ancora, come un saltimbanco, a portare a casa il necessario per la moglie e i quattro bambini. Li ho appena incrociati e, senza essere visto, ho spiato alcune mosse del nucleo famigliare al completo: che dignità nel loro incedere! Il papà concentrato su ciascuno di loro, attentissimo alla mossa successiva...ma traspariva, con angoscia da parte mia, la precarietà psicologica e prima ancora il sapore della sussistenza, conscio e ben informato - come lo sono - che hanno fatto e stanno facendo il giro di tutte le istituzioni o di tutte le fonti possibili di aiuto. Ma si può vivere così a questo mondo? E persistere?

Come sta andando per le altre otto famiglie adottate? Un paio di esse non hanno ancora una casa, sono ”ospiti” di parenti: non possono averla, pur desiderandola tanto, perché non possono stipulare un affitto non avendo un contratto di lavoro. La dignità si restringe di giorno in giorno, soprattutto per i più piccoli, influenzati per forza di cose dai genitori che non ne possono più di essere “ospiti”.

Per una famiglia che aveva già un bambino, arricchita da due splendide gemelline, la casa è diventata troppo stretta: il lavoro non manca, pur precario, l’assistenza anche - qualcuno ha preso a cuore personalmente queste bellissime persone - riusciremo a trovare per loro un’abitazione dignitosa?

Una famiglia vive in una casa in affitto, ma non ce la fa più a pagarlo e fra poco ce la ritroveremo ancora per strada e l’aiuto ricevuto da Stanley&Co non può essere ripetuto per loro: secondo i giusti dettami del Progetto, tocca ad altri. Ma lo sapete qual è la testimonianza più grande? Sono loro a non chiederci più nulla, lo sanno che tocca ad altri magari più in difficoltà...e ce lo dicono loro stessi!

Le ultime tre adozioni hanno aperto lo squarcio su orizzonti diversi e pregnanti: sono stati aiutati due studenti a proseguire gli studi, alleviando non poco la loro numerosa famiglia e - caso significativo per l’esperienza di Stanley&Co - si è aiutata una mamma rimasta sola con due bambine a fronteggiare un’inaspettata e grave situazione.

Un caso a sé stante è stato quello di Manuel, che ha fatto diventare la sua casa una “casa di accoglienza” per un altro ragazzo come lui ma, in realtà, di accoglienza anche per se stesso. Abbiamo creduto in questa azione e abbiamo dedicato, eccezione unica, il doppio di contributo per aggiustare al meglio questa sua abitazione: il futuro di Manuel potrebbe essere, adesso, quello di affittacamere e con l’utile degli affitti potrebbe pagare le spese logistiche e di manutenzione. Un lavoro stabile per lui ( che si sta prospettando proprio in questi giorni ) potrebbe scongiurare la procedura esecutiva secondo la quale la casa verrà messa all’asta, perché la banca è alle costole, se non già attivata.

 

Ai tempi  della “prima adozione” si stava chiudendo la nostra “prima esperienza positiva” di aiuto fatta come Stanley&Co: in poco tempo riusciamo a riunire sotto un unico tetto, trovato con tanta fatica, una famigliola che era destinata a vivere separata uno qui, una lì, il loro bambino dalla nonna. Riusciamo a sorreggerli fino a quando lei si presta ad aiutare una persona anziana in difficoltà, rimasta da sola, dalla quale l’abbiamo “piazzata” col marito, improvvisatosi giardiniere della villa in cui vive: poco alla volta la signora, reticente, si abitua a questa figura femminile che ogni giorno sopraggiunge con lui, lasciandosi aiutare nelle faccende domestiche! Il marito, di lì a qualche giorno, trova un giusto lavoro per le sue specifiche competenze, lavoro che continua tuttora, però senza l’agognata “assunzione a tempo indeterminato”. La moglie invece, quando la signora viene ricoverata in una struttura adeguata, viene assunta come operaia proprio a tempo indeterminato, dopo piccoli periodi di prova presso tre o quattro calzaturifici a cui l’avevamo indirizzata. Questo è stato il nostro primo fiore all’occhiello. Che fa testo come intervento. Potrebbe ripetersi? Non sappiamo rispondere, presi come siamo dalle altre situazioni emerse nel frattempo.

Giusto per continuare il dibattito ricordo, in sintesi, la storia del “box” che ci è stato messo a disposizione. Un giorno ci viene segnalata la disponibilità di mobili in buono stato: come fare? O si prendono e si piazzano dove necessita, o vanno perduti. Non sempre ci sono tempi di corrispondenza tra il dare e l’avere. Qualcuno li ospita nel proprio box, ma non è il caso. La cosa si ripete per tante volte, nello stesso periodo, tanto da pensare che stesse nascendo un nuovo metodo di solidarietà. Ecco l’idea di cercare un posto dove tenere questi oggetti momentaneamente, per poi recapitarli a giusta destinazione: il box che adesso è a nostra disposizione ha già visto diversi passaggi di camioncini.

Non dimentichiamo - da ultimo - come e perché è nata Stanley&Co: Stanley, ragazzo nigeriano da cinque anni in Italia, torna a casa in Nigeria con l’aiuto di Stanley&Co, si compra macchine da falegnameria, apre un laboratorio e a distanza di tre anni lavora dignitosamente e riesce a mantenere la sua famiglia!

 

Conclusione: lo sguardo sugli scenari passati, presenti e futuri di Stanley&Co te l’ho prospettato bene? Ci dai una mano con la tua sensibilità? Fai uno sforzo e ci dici cosa ne pensi, quale secondo te sarebbe la prospettiva migliore? Ci trasmetti il tuo fattivo incoraggiamento?

Vorremmo proprio che la prossima “prima pagina” possano scriverla tanti amici carissimi, che stanno leggendo questo articolo e che hanno seguito e simpatizzato per Stanley&Co in questi anni. Una battuta ciascuno, che ne dici? E la “prima pagina” sarebbe fatta!

Ecco perché ti chiedo di risponderci.

 

Tino Rigo

 

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“Primo Maggio, Festa del lavoro che non c’è

 

Le persone in cerca di lavoro rimangono i "protagonisti" di Stanley&Co.

Per coinvolgere queste persone in una fase transitoria, che assicuri loro almeno solidarietà e condivisione, è in atto un Progetto "Famiglia adotta una famiglia".

 

Interessante e provocatorio, riportiamo questo articolo di Mons. Bertolone apparso su zenit.org di ieri 30 aprile 2017

https://it.zenit.org/articles/mons-bertolone-primo-maggio-festa-del-lavoro-che-non-ce/

che offre spunti di riflessione sul lavoro, oltre che una proposta specifica e concreta per la sua terra. 

 

 

“Primo Maggio, Festa del lavoro che non c’è

 

Tra le tante azioni per combattere la disoccupazione giovanile, si potrebbe dar vigore a un rilancio dell'agricoltura nelle terre confiscate alla mafia

 

«Il lavoro non mi piace – non piace a nessuno – ma mi piace quello che c’è nel lavoro: la possibilità di trovare se stessi, scoprire la propria realtà che nessun altro potrà mai conoscere». ( Joseph Conrad )

Guardando alla Festa del Primo Maggio, la garbata provocazione del romanziere inglese Joseph Conrad pone in evidenza il valore autentico del lavoro, restituendo anche il senso della sua necessità: è nel lavoro che la persona ritrova sé stessa, le sue capacità, la sua funzione nel mondo, come ricorda pure la Genesi (2,15): l’uomo è stato collocato sulla terra «per coltivarla e custodirla».

È per questo che essere senza lavoro non dona serenità, ma insoddisfazione. Ed anche se lavorare stanca o non piace, non lavorare (o svolgere un lavoro alienante) diventa un dramma. Ecco perché la questione lavoro, intesa come assenza del lavoro ma anche della precarietà delle sue forme e della sua stessa qualità, rappresenta un’emergenza: creare le condizioni per garantire occupazione a chi la cerca è il mezzo per dare la dignità alle persone, ma anche da mangiare e da bere a chi ha fame e sete di giustizia, di autorealizzazione, di speranza di futuro. E questo ancor più in contesti in cui alle piaghe del lavoro nero, del caporalato e dello sfruttamento si aggiunge quella di una criminalità organizzata che ormai ha dismesso coppola e lupara per indossare cravatta e doppiopetto, corrompendo alla radice tanto le corrette regole del mercato quanto, e forse soprattutto, l’intima voglia di fare, di impegnarsi, di mettere a frutto i talenti che la Provvidenza ha distribuito a tante generazioni di meridionali.

Eppure, proprio dal Meridione e dalla nostra Calabria, la prima regione in Europa per numero di disoccupati secondo i dati Eurostat, arrivano esempi positivi che hanno bisogno di unirsi in rete per diventare sistema. La domanda da porsi, allora, è come sia possibile dare corpo e vita a tali potenzialità, intervenendo sugli apparati tecnici e istituzionali, ove occorra, ma anche favorendo e promuovendo un nuovo approccio al problema. È qui che, tra le tante azioni indispensabili e attuabili, potrebbe sperimentarne una esemplare: riportare nella disponibilità delle cooperative giovanili tutte le terre confiscate ai mafiosi. Cosa, questa, fino ad ora più semplice a dirsi che a farsi (la legge di riforma dell’istituto della confisca è ferma in Senato dal 2015) e che andrebbe accompagnata da presidi territoriali efficaci per evitare la reazione mafiosa. Ma purtroppo, in questo ambito come in altri, è ancora mezzanotte per una società che non riesce a percorrere sino in fondo la strada delle strategie creative in favore delle nuove generazioni e di quelle che verranno. Ma domani, a mezzogiorno, il tempo potrebbe cambiare.

Potrà cambiare se i giovani sceglieranno l’impegno civile, facendosi rondini – scriveva Giorgio La Pira – capaci di andare verso la primavera ed essere essi stessi primavera in terre ansiose e meritevoli di riscatto e vita nuova.

 

 

 

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L'augurio più bello?

 Quale l'augurio più bello per questa Pasqua?

Valga per tutti, in questo mondo globalizzato

dove sembra prevalere il particolare,

una poesia imparata a scuola

in questi giorni dai bambini.

 

Festa di pace

 

La pace è un sogno

da sognare in tanti,

è un desiderio

di quelli importanti.

 

La pace è un dono

per il mondo intero,

ci fa trovare

un amore più vero.

 

La pace è un premio

che si vince in tanti,

ci fa vicini

anche se distanti.

 

La pace è un seme

nelle nostre mani,

da coltivare

con le nostre mani.

 

( F. Trotta )

 

 

 

 

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Dal libro dei Proverbi 

 

E tre!

Conclude la riflessione al Mercato Cittadino 

 

Se il tuo nemico ha fame, dagli pane da mangiare,

se ha sete, dagli acqua da bere,

perché così ammasserai carboni ardenti sul suo capo

e il Signore ti ricompenserà

 

Questa volta è ancora peggio, da tanti punti di vista! 

( vedi gli altri articoli riportati qui sotto  )

C'è di mezzo il "nemico".

Ma accetto, anche questa volta, l'ingaggio.

Se nell'Antico Testamento questo brano di testo, tratto dal Libro dei Proverbi, può sembrare ricco di intelligenza - ammassa carboni accesi sul capo del nemico, così qualche cosa di buono succederà anche verso te stesso, sarai ricompensato - alla luce del Nuovo Testamento calza di brutto, sprona alla perfezione: ama il tuo nemico! 

E così, passeggiando tra i viali del Mercato Cittadino, se giovedì scorso mi ritrovavo a fare ottimi incontri d'amicizia, oggi mi trovo ad individuare i cosiddetti possibili nemici...

E' bastato poco, è bastato girare l'angolo.

Ne ho incrociati alquanti di nemici: non è che mi avessero puntato mai il fucile addosso, o peggio ferito a morte; più facile ammazzato a parole, a giudizi o sguardi o...

Poco importa.

Cerco di essere,  prima ancora che cristiano, elegante nei confronti di questi antichi o recenti nemici, ligio alla regola d'oro: "fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te!", che è conosciuta anche nella versione "non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te!".

Il problema è che, stavolta, dovrei "ammassare carboni ardenti sul loro capo di nemici".

Essere un amico di Stanley&Co mi ha aiutato moltissimo a farlo.

 

 

 

Continua la riflessione 

 

C'è chi largheggia e la sua ricchezza aumenta,

c'è chi risparmia oltre misura e finisce nella miseria.

La persona benefica prospererà e chi disseta sarà dissetato.

Chi è sollecito del bene incontra favore...

 

Non c'è pausa...

Il giovedì successivo - vedi articolo sotto -  alla messa celebrata in San Michele al Mercato Cittadino la riflessione è dettata da questo altro brano di lettura, sempre tratto dal Libro dei Proverbi.

"C'è chi largheggia e la sua ricchezza aumenta, c'è chi risparmia oltre misura e finisce nella miseria. La persona benefica prospererà e chi disseta sarà dissetato. Chi è sollecito del bene incontra favore..."

Che dire?

Intanto posso raccontarvi che, mentre mi compro il pollo arrostito già bell'e pronto, invece di fare la carità al "negretto", che è sempre lì appostato, compro anche per lui due cosce di pollo e patatine. Quando ripasso da lì, dopo il mio giro al mercato, il suo sguardo riconoscente è puntato dritto nei miei occhi!

Da brividi...

Potrei aggiungere che, strada facendo, cerco di vedere, con occhi diversi e anche nuovi, la gente che incontro lungo i viali delle bancarelle: mi viene da pensare alla sollecitudine  - riportata nel brano appena ascoltato - che potrei trasmettere a qualcuno di loro, invece di pensare solamente ad essere caritatevole. Anche se mi è appena venuto di esserlo d'istinto, questa volta con qualcosa di più della solita monetina.

Mica ti faccio tre ottimi incontri, tutti di fila, tre vecchi amici di un tempo: mi chiedono come sto. Racconto loro le mie ultime vicende personali e famigliari e, immancabilmente, il mio impegno in Stanley&Co per le famiglie in difficoltà.

 

 

 

 

La chiesa di San Michele al Mercato Cittadino

  

Figlio mio non negare un bene a chi ne ha il diritto,

se hai la possibilità di farlo.

Non dire al tuo prossimo: "Va, ripassa, te lo darò domani", se tu possiedi ciò che ti chiede.

 

E' un bel colpo in testa quando capita di cozzare contro un richiamo del genere.

La chiesetta di San Michele "apre" il Mercato Settimanale col suo stile sobrio e nello stesso tempo ricco di particolari tutti da scoprire: invita a passarci dentro per un saluto, una sosta positiva, un respiro di aria fresca o di sana tranquillità nel vociare del mercato stesso.

L'andirivieni tra le bancarelle fa emergere uno spaccato di mondo reale: non c'è finzione, né politica, né aspettative strane tra la gente che percorre, in lungo e in largo, i vialetti del mercato. Tutti si ritrovano lì, ricchi e poveri, benestanti e indigenti, persone normalissime che - grazieaddio - sono la percentuale più alta del popolo che cammina, cerca, acquista...e porta a casa!

Se ti capita poi di partecipare anche alla messa, che si tiene proprio quella mattina, del giovedì di ogni settimana, procurati un elmetto: le botte in testa sono assicurate!

Da qualche giovedì, avendo la possibilità di farlo, mi ritrovo ad essere ancora più amico di Stanley&Co.

 

Ravi 

 

 

 

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Scarp de' tenis

 

http://www.blogdetenis.it/

 

 

A poco meno di un mese dalla sua visita, il Papa sceglie di condividere le sue attese a Scarp de' tenis, il mensile dei clochard di Milano sostenuto dalla Caritas e dalla Diocesi Milano. Sul numero che sarà venduto sulla strada da oggi, 28 febbraio, e per tutto il mese di marzo, il Santo Padre parla dell'evento, degli incontri con i poveri, gli ultimi e gli emarginati nelle villas miseria di Buenos Aires, quando era arcivescovo della capitale argentina e poi, da Pontefice, a Roma. E in vista della visita dice: "Ho un grande desiderio, mi aspetto di incontrare tanta gente. Questa è la mia più grande aspettativa: sì, mi aspetto di trovare tanta gente".

Nella lunga intervista concessa in esclusiva alla testata, il Pontefice spiega "la difficoltà di mettersi nelle scarpe degli altri", rendendo omaggio al titolo della rivista e al progetto sociale che a essa è collegato. "È molto faticoso - riconosce papa Francesco - perché spesso siamo schiavi del nostro egoismo". E "spesso per supplire a questa mancanza di grandezza, di ricchezza e di umanità ci si perde nelle parole. Si parla. Si parla. Si consiglia. Ma quando ci sono solo le parole o troppe parole non c'è questa 'grandezza' di mettersi nelle scarpe degli altri".

 

Il Papa risponde anche a una domanda sull'elemosina alle persone che chiedono aiuto per strada. "Ci sono tanti argomenti per giustificare se stessi quando non si fa l'elemosina": "Ma come, io dono dei soldi e poi lui li spende per bere un bicchiere di vino?". "Un bicchiere di vino - sottolinea il Papa - è l'unica felicità che ha nella vita, va bene così. Domandati piuttosto che cosa fai tu di nascosto? Tu quale 'felicità' cerchi di nascosto? Un aiuto è sempre giusto. Certo non è una buona cosa lanciare al povero solo degli spiccioli. È importante il gesto, aiutare chi chiede guardandolo negli occhi e toccando le mani. Buttare i soldi e non guardare negli occhi, non è un gesto da cristiano".

 

 

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Altri 900,00 euro

 

per Stanley&Co

 

Venerdì 17 febbraio: la serata benefica ha coinvolto 25 coppie

 

Venticinque coppie: questo era l’obbiettivo da raggiungere per avere un utile al massimo.

Venticinque coppie hanno garantito la buona riuscita. La ditta che ha presentato il suo prodotto ha consegnato all’Associazione Stanley&Co il corrispondente: 600 euro.

Venti euro per ogni coppia convenuta, un bonus di cento euro per il raggiungimento della ventesima coppia. Attendiamo adesso la conferma di alcune ordinazioni che sono state registrate al termine della serata e che porteranno un premio-riconoscimento di altri 300 euro, in totale 900 euro, praticamente un’adozione intera per Stanley&Co, la terza dall’inizio dell’anno.

Questa collaudata forma di sponsorizzazione di prodotti da parte di una ditta, già effettuata più volte con successo da altre associazioni, ha portato ossigeno a Stanley&Co: una nuova famiglia in difficoltà ne beneficerà a tutti gli effetti, una nuova adozione si conferma.

 

 

 

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Festa della Famiglia  Tombolata benefica

 

 

domenica 29 gennaio 2017

 

In sala c’è il pienone.

Dopo un pranzo condiviso - ogni famiglia portava qualcosa da mangiare - inizia la Tombolata.

I responsabili della Commissione Famiglia comunicano a tutti:

I soldi raccolti saranno devoluti a Stanley&Co, associata a CARITAS Parabiago, per l’aiuto ad una famiglia bisognosa. Per la precisione per un progetto che si chiama “Famiglia adotta una famiglia”.

Il frastuono festoso e le esplosioni di gioia per ambi, terni, quaterne, cinquine e tombole si mescolano allo stupore ( o allo scontento, a dire il vero poco ) per le vincite accumulate e i tavoli si riempiono di oggetti vari, manipolati con interesse da bambini e da genitori.

Prima che inizi una seconda tombolata veniamo aggiornati sulle cartelle vendute: la cifra si attesta sui 470 euro, prontamente arrotondati dalla Commissione stessa a 500.

500 euro devoluti a Stanley&Co!

L'adozione di una nuova famiglia in difficoltà, già delineata e tanto attesa, si materializza in un sol colpo, superando la metà della quota necessaria.

Mentre la tombolata si avvia al termine si avvicina una coppia che, sentito parlare di Stanley&Co e della sua attività, offre una quota intera di adozione: arriviamo così, praticamente, a 650 euro.

La meta dei 900 euro è vicinissima! Confidiamo di raggiungerla presto, nei prossimi giorni.

 

Perchè 900 euro?

Tutto nasce agli albori del Progetto “Famiglia adotta una famiglia”.

Alcune famiglie, coordinate da Stanley&Co, vogliono offrire un aiuto ad una famiglia in difficoltà permanente ( quindi non temporanea ): non si riesce a capire come poterlo dare e a che cifra debba corrispondere. Qualcuno propone 150 euro in un anno: non sono tanti, per una famiglia che sta relativamente bene e che intende aiutarne un’altra in difficoltà! Poco più di 10 euro al mese.

Ma come si arriva a corrispondere proprio 900 euro a questa famiglia?

Si pensa che l’aiuto debba durare tre mesi, non di più. E che non sia ripetibile.

Se ogni famiglia concentra il suo contributo su quindici giorni in un trimestre ci vogliono sei famiglie che, aggregate insieme, possano dare un po’ di solidarietà e condivisione ( ma guarda un po’ la matematica, i 150 euro annuali si distribuiscono, virtualmente, con 10 euro al giorno per quindici giorni ).

Ecco come è saltato fuori il meccanismo e la cifra: sei famiglie per 150 euro a testa, uguale 900 euro!

In realtà, una volta sono stati di meno. Una volta, per poter portare a termine un progetto compiuto per quella adozione, sono stati il doppio.

Ultimamente si è pensato anche ad altre formule: è possibile versare una quota libera, quando si vuole, quindi non annuale, su una carta prepagata opportunamente aperta da Stanley&Co.

Si sono aperti anche nuovi orizzonti, dettati dalle circostanze, con iniziative che hanno alla base una classica forma di sottoscrizione - cartelle di tombola di un pomeriggio o biglietti serali per uno spettacolo che siano - tutto a favore dell’Associazione.

La mamma, che è stata individuata per ricevere l’adozione frutto di questa Tombolata, la sera stessa ha scritto un messaggio:

“Mi sembra un dono troppo grande per me. Personalmente non mi sento di meritare tanta generosità. So bene che ci sono tante persone che hanno tante difficoltà. Sono stata invasa da mille pensieri.  Non posso piangere di gratitudine per non fare preoccupare le mie figlie ma le ho abbracciate forte come forte ho percepito il calore umano intorno a me. GRAZIE”

Commovente. Come è stato commovente comunicarglielo qualche ora prima, al termine della Tombolata stessa alla quale abbiamo fatto di tutto perché lei partecipasse con le sue due bambine.

 

 

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Coincidenze e conferme

 

La cosa che mi colpisce di più sono le coincidenze - chiamiamole così - che capitano a Stanley&Co da quando è nata. Ma anche le conferme, tutto sommato.

L’ultima coincidenza, proprio all’inizio di quest’anno, ha fatto emergere due necessità del tutto simili che riguardano due famiglie tipo, in difficoltà: papà, mamma e tre figli. Proprio a due di questi figlioli abbiamo riservato la nostra attenzione e adozione, come riportato nell’ultimo Notiziario di Stanley&Co.

Le conferme, oltre che fare testo, sono auspicabili nel tempo, soprattutto perché c’è di mezzo l’impegno da metterci ancora ed anche perché il metodo che si sta utilizzando funziona, come sembra di poter dire.

 

Alla fine dell’anno scorso, prima e dopo le vacanze estive, ci siamo interessati di due ragazzi nigeriani:  le origini di Stanley&Co  - ricordiamo che Stanley é nigeriano - non si sono smentite, anzi hanno  rinverdito una storia del passato, tre anni dopo. E la normale attività dell’Associazione è stata un po’ sconvolta.

Anche in questo caso la coincidenza fa testo: Manuel rimane da solo nella casa di sua proprietà a Legnano. La sua famiglia, con altri due figli, di origini nigeriane si trasferisce a Londra perché il papà, cittadinanza italiana ottenuta dopo anni di onesto lavoro, è costretto a cambiare aria per mantenerla, essendo rimasto disoccupato e con un pesante mutuo per la casa, appena acquistata.

Marco, ventisei anni, suo connazionale, prende in affitto una stanza da Manuel, nella sua casa, sorretto e consigliato da una famiglia  che da tempo segue le sue vicende e che, in questa occasione, diventa amica di Stanley&Co. Abbiamo quindi l’occasione di conoscere Manuel, le sue necessità, la sua casa.

L’intervento di aiuto, grazie a questa coincidenza, è partito subito e la quota impegnata ha avuto una consistenza doppia ( giustamente doppia, visto che interessava la storia di due ragazzi in difficoltà ). Alla fine, abbiamo impegnato due quote di adozione, strettamente necessarie per portare a termine un intervento compiuto: pagare bollette del gas arretrate da quando il ragazzo era rimasto solo, sostituire e mettere a norma la caldaia, una necessità primaria per ricominciare a vivere con dignità, in una casa di accoglienza, divenuta tale non solo per l’ospite, ma anche per il proprietario stesso. Sono arrivati pure nuovi mobili, riciclati a pennello, per la cucina della casa e tante altre attenzioni.

 

Un’altra coincidenza significativa: fatto conto che il meccanismo delle quote fosse un metodo efficace e alla portata di tutti ( cosa sono 150 euro l’anno per una famiglia, che sta relativamente bene, se impegnate per aiutare qualcuno? ); fatto conto che raggruppando sei famiglie alla volta si riescono ad ottenere 900 euro, una cifra relativamente grande ma molto utile per ridare fiato e dignità ad una famiglia in difficoltà permanente; fatto conto che in un’annata siamo arrivati ad essere 24 nuclei familiari o di gruppi di amici che si sono impegnati, un numero davvero sorprendente visto l’inizio, un po’ in sordina, del Progetto “Famiglia adotta una famiglia”; fatto conto che, per adesso, solo la metà di questi hanno confermato il proprio impegno; fatto conto di tutto questo, ci siamo ritrovati a proporre o a sollecitare l’impegno delle quota e, nel contempo, a vivere alcuni nuovi eventi, che rimettono in discussione il metodo e anche le persone che lo stanno attuando.

 

Ecco gli eventi, sono tre.

Un gruppo di amici di Stanley&Co improvvisatisi - ma neanche tanto - cantori hanno fatto una prova generale della loro performance di Coro a favore dell’Associazione, in un piacevole pomeriggio pre-natalizio. Ne è arrivato un utile: guarda caso, proprio la cifra necessaria per chiudere in bellezza l’adozione in corso e per ricominciare l’anno. Stiamo pensando di organizzare un vero spettacolo, in un teatro cittadino, con questo Coro nella prossima primavera e ogni biglietto che riusciremo a vendere sarà a favore del Progetto.

L’annuale “Festa della Famiglia” che si tiene in tutte le parrocchie domenica prossima 29 gennaio porterà fondi, raccolti con una classica Tombolata pomeridiana, a favore anche di Stanley&Co, per aiutare - diremmo noi, adottare - una famiglia in difficoltà.

Il prossimo 17 febbraio una serata di sponsorizzazione di un prodotto, già collaudata da altre associazioni sul territorio, porterà un utile a Stanley&Co, sempre che un certo numero di coppie vi parteciperanno convinte.

 

Che fare? Ancoriamo il Progetto “Famiglia adotta una famiglia” a una fonte sicura, volontaria e specifica, frutto di una scelta e di una decisione familiare pienamente vissuta: "la quota", cioè la partecipazione diretta che è stata alla base di tutto fin dall'inizio, col metodo che non vogliamo assolutamente mollare.

Ci apriamo però anche ad altre formule ed occasioni, come ci sta capitando. Tante sono le richieste di aiuto da soddisfare. Se si potessero elencare scuoterebbero, nel piccolo, la coscienza di ciascuno che legge queste righe.

Siamo convinti che coincidenze e conferme in Stanley&Co faranno sempre testo!

 

Tino Rigo

22 gennaio 2017

 

 

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 "Stanley&Co compie tre anni"

 

4 novembre 2013 - 4 novembre 2016

 

“Che cosa possiamo fare?" 

 

  “Che cosa possiamo fare?” ( 1 )

Esattamente tre anni fa

 

Esattamente tre anni fa, il 4 novembre 2013, si teneva una riunione nella casa di un privato: lì è nata l’idea di “Stanley&Co”.

Un giovane nigeriano di 33 anni, Stanley, aveva passato tutta la trafila: attraversamento del deserto, Libia, barcone verso Lampedusa, qualche mese al sud, poi la ricerca - senza successo - di un lavoro a Novara e dintorni.

Stanley finisce, purtroppo, a cercare elemosine bussando di porta in porta.

Viene spesso a casa mia.

Va spesso anche a casa di Agostina e Guglielmo. Avendo loro visto il mio nome e il mio numero di cellulare su un foglietto che era in mano a Stanley, un giorno me li ritrovo tutti e tre a casa mia: “Cosa possiamo fare per lui?”.

Francesca accompagna il nipotino all’asilo e lì ci vediamo quasi tutti i giorni perché c’è anche mio figlio.

C’è anche il bambino di Refjie ed Iljaz in quell’asilo. Francesca mi dice: “Sono in difficoltà, cosa possiamo fare per loro?”.

Queste sono due tappe indelebili della mia storia con Stanley&Co.

 

Potrei raccontare l’entusiasmo, genuino, degli esordi, quando abbiamo costituito tra noi una prima mailing list per internet, con l’ambizione di operare un po’ di Solidarietà e Condivisione. Ha subito funzionato il passaparola, virtuale ma concreto!

Potrei dilungarmi sui tre o quattro mesi nei quali abbiamo pensato di creare un Sito, che venne poi inaugurato il 29 maggio del 2014, sul quale passano e ripassano le necessità di chi incontriamo giorno per giorno, da più di due anni ormai.

Non vi dico il nostro stupore quando, a marzo 2016, cercavamo un’identità precisa del nostro agire! Rivolgendoci a don Giuseppe ( che già, da subito, ci aveva accolti e affiancati al Centro di Ascolto ) con evangelica semplicità, ascoltandoci, lui ci disse: “Costituite una Libera Associazione, con qualche firma raccolta tra di voi, e io chiederò l’affiliazione diretta alla CARITAS zonale”. Nessuno se lo immaginava.

 

Potrei raccontare altri passaggi della storia di Stanley&Co: miriadi di fatterelli incredibili.

Quello che conta però, succede tutti i santi giorni, è perentorio: “Che cosa possiamo fare?”.

E ci mettiamo a fare subito, senza discutere, più di tanto, se è bene o male farlo.

La caratteristica della neo-nata Associazione Stanley&Co, 19 aprile 2016, è ancora tutta da scoprire, è in evoluzione, ma mi sembra di sentire - come del resto lo sento ogni volta, a bacchettate in testa - Francesca, Agostina e Guglielmo, Elena e Ninni, Tonino, Paola e tanti altri dirmi: “Voliamo basso...” e subito dopo: “Cosa possiamo fare per quello lì? E per l’altro?”.

E ci mettiamo a farlo nel nostro piccolo.

 

Una cosa mi sentirei di proporre a tutti quelli che mi leggono, nel loro piccolo: fate tanti “Stanley&Co”, “Mohammed&Co”, “Maria-Giuseppe&Co”...lì dove siete!

Forse li state già facendo...

E ci potremo davvero ritrovare ed associare, per creare tanta Solidarietà e Condivisione!

 

Tino   

 

                                                                                     

 

 “Che cosa possiamo fare?" ( 2 ) 

Angelo Langella

Il 3 novembre scorso Angelo, classe 1949, ci ha lasciati.

 Alcuni amici di Stanley&Co, insieme ad altri, hanno condiviso con lui l’impegno di volontario alla Mensa Sociale “Ermanno Donati” di Canegrate-Parabiago. 

 

Un anno fa, più o meno, quando hanno aperto la Mensa Sociale, era mercoledì, è toccato al mio turno iniziare per primi: Angelo era indaffarato...più di noi, aveva la responsabilità di aprire la mensa e di chiuderla.

E’ stato così per un anno intero: quando noi volontari arrivavamo, lui era già pronto, aveva già acceso l’acqua calda del bancone e, fumando una sigaretta, aspettava che portavano il mangiare da fuori...un controllo, veloce ma accurato, e via!

La storia cominciava così, ogni giorno dal lunedì al venerdì. Con generosità, senza troppe parole, Angelo saltava di qua e di là da una mansione all’altra, aiutandoci a fare bene il nostro lavoro di volontari.

Si scambiavano sempre quattro chiacchiere, continuando o concludendo tanti discorsi che facevamo durante il nostro turno, ma soprattutto alla fine, quando si rigovernava la mensa. Poi ad uno ad uno, uscendo,  lo salutavamo col suo immancabile sorriso.

Un mercoledì, Angelo era pallido...diceva di non star troppo bene...gli abbiamo detto di andare a casa prima. Mai avrei immaginato - io veterano della mensa coi miei 85 anni - che tre settimane dopo non ci sarebbe stato più.

Al suo funerale mi ha fatto piacere sentire queste poche, ma vere, parole che due di noi hanno letto.

 

Angelo P.                                                                         

 

I volontari della Mensa Sociale Ermanno Donati di Canegrate-Parabiago, compatti, abbracciano Maria e i suoi familiari.

L’immagine di Angelo, la sua persona - essenziale, schiva ma allo stesso tempo ricca di calore umano - restano indelebili e ancora più scolpite nella memoria come da un fulmine, che si è abbattuto di colpo.

Ancora tre settimane fa, Angelo apriva per primo la Mensa, come ogni giorno, e per ultimo se ne andava, mettendo a disposizione cuore e anche competenze.

Partecipava alle vicende con un parere chiaro e schietto, costruendo con tutti gli altri un pezzo di solidarietà e condivisione che lo hanno sempre caratterizzato

e che porteranno chiara testimonianza, agli occhi di tutti.

Grazie Angelo, la tua semplicità e il tuo sorriso

rimarranno sempre nei nostri cuori.

 

 

 

Angelo Langella, primo a sinistra, al bancone della Mensa Sociale "Ermanno Donati".

 

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 “Che cosa possiamo fare?" ( 3 ) 

Original Bar

Un bar davvero originale!

 

Il canovaccio dell’articolo col titolo “Che cosa possiamo fare?” suggerisce alcune domande.

La prima è:  “Quando e come avete conosciuto Stanley&Co?”.

Ninni: Beh, sono uno di quelli che l’ha “co-struito”, anche se c’era già in corso da qualche settimana l’aiuto a Stanley come persona ( biglietto aereo e una cifra corrispondente per ritornare in Nigeria ). Mi sono buttato subito a capofitto e all’inizio mi sono occupato della parte un po’ tecnica ( il sito ).

Elena:  Mio fratello mi aveva detto: “può interessarvi conoscere un gruppo di persone che cercano di aiutare chi è in difficoltà? Tanto anche voi siete senza lavoro da tempo...”. E così abbiamo partecipato ad un incontro operativo, cominciando subito anche noi ad operare un po’ di solidarietà e condivisione, ne avevamo sensibilità e titolo.

 

Seconda domanda: “Cosa state facendo o avete fatto per Stanley&Co?”.

Elena: Dopo qualche mese, alla fine di quell’anno 2014, Ninni  ed io abbiamo aperto un bar: non manchiamo mai di ricordare alla gente la possibilità di un aiuto per gli altri e tante volte corrispondono di cuore.

Ninni: Abbiamo partecipato con una sottoscrizione per adottare una famiglia in difficoltà e nel frattempo abbiamo conosciuto persone che cercano lavoro per sbarcare il lunario, purtroppo. Le abbiamo aiutate trovando o facendo fare a loro piccoli lavoretti ( verniciare un cancelletto, cambiare una porta alla doccia, tagliare un prato...).

Elena: Facciamo in modo che si sentano utili, senza dare la sensazione di regalare loro qualcosa perché sono poveri. In questo modo chi è in difficoltà capisce che io mi fido a trovargli un lavoretto, mi fido che è capace di farlo e che può farlo.

Certo, avendo a che fare con un piccolo gruppo, ognuno capace di fare qualcosa, se si riuscisse a costituire una specie di cooperativa, quello che stanno facendo tutte queste persone per tirar su quel poco per vivere, lo si potrebbe fare con più cognizione di causa! E avrebbe una caratteristica strutturale e di dignità ancora più grandi!

 

Come rispondere, meglio di così,  all’ultima domanda che era in canovaccio:

 Quali sono, secondo voi, le prospettive future per ciascuno e per tutti gli amici di Stanley&Co?

 

 

 

  

 “Che cosa possiamo fare?" ( 4 ) 

Essere concreti

 

La foto di gruppo che trovate sull’Home Page di questo Sito l’ho scattata io. Quindi vuol dire che c’ero fin dall’inizio della storia di Stanley&Co e poi, con costanza, nel mio piccolo ho cercato di esserci sempre.

La condivisione dello stesso ideale, ma anche il rapporto costruito con alcuni amici del gruppo, mi ha permesso di rendermi utile e partecipe allo scopo di questa Associazione.

Quando si presenta l’occasione di recuperare dei mobili per portarli secondo necessità, mi rendo sempre disponibile per il trasloco, il montaggio e lo smontaggio relativo, avendo una certa competenza e anche tempo a disposizione, che ritaglio tra le incombenze familiari, tra nipoti e genitori anziani da accudire.

 

Ho un hobby che coltivo da tempo: produrre video-montaggi con programmi semiprofessionali. Questo mi ha permesso anche di realizzare filmati e trasferimenti da cassetta VHS a DVD che effettuo su richiesta: il ricavato, tolte le spese vive, lo destino a Stanley&Co o ad altre necessità, comunicandolo alla persona richiedente fin da subito, in modo da coinvolgerla nell’iniziativa.  Ne viene un utile ma anche una sensibilizzazione a creare solidarietà e condivisione.

 

Tra l’altro, faccio così - quando posso - anche per piccoli lavoretti per la casa che mi vengono richiesti. Dico sempre: “Te lo faccio, però guarda che non voglio niente per me, col ricavato aiutiamo altri che sono in difficoltà”.

 

Confeziono sempre i DVD con una fascetta tipo questa:

Antonio

 

 

 

 

“Che cosa possiamo fare?" ( 5 ) 

 

Aiutare gli altri

è una cosa naturale

 

La nonna che accompagnava all’asilo il nipotino sono io...

Avevo conosciuto una coppia che aveva il loro figlio nella stessa classe del mio, come potete rileggere nel primo articolo di queste “prima pagina”. Avevano bisogno di lavoro e più tardi anche della casa perché avevano avuto lo sfratto.

Prima abbiamo cercato insieme una casa in affitto e l’abbiamo trovata: era importante ricongiungere la famiglia se no il bambino perdeva l’iscrizione all’asilo perché doveva andare coi nonni, il papà doveva andare in una casa e la mamma in un’altra ancora. Poi, tramite Stanley&Co,  è arrivato un lavoro di badante per lei: siccome la signora da accudire viveva da sola in una casa grande, con un grande giardino e non accettava che qualcuno la curasse, d’accordo con i suoi famigliari le abbiamo proposto che il marito della badante facesse dei lavoretti, tipo tagliare l’erba, aggiustare le piante, qualche grondaia rotta della casa ecc. e intanto sua moglie stava lì, con loro.  La signora ha potuto così conoscere bene la sua “futura” badante che per qualche mese le ha fatto compagnia, fino a quando - peggiorata la situazione - è stata ricoverata. Poco dopo il marito ha trovato un buon lavoro e la moglie è stata assunta a tempo indeterminato in un calzaturificio, il terzo o quarto che le avevamo trovato.

E’ stata per me un’occasione di aiutare gli altri. Lo faccio sempre per istinto, con naturalezza e questo si può fare...lo fanno tanti e lo possono fare tutti.

Quando ho conosciuto gli amici di Stanley&Co ho avuto un’occasione in più per aiutare e per trovare soluzioni insieme, ho messo a confronto con altri il mio impegno personale e trovo che vale di più.

Ho  coinvolto i miei parenti, fino a cinque famiglie. Abbiamo sostenuto insieme diverse adozioni di famiglie in difficoltà col progetto di Stanley&Co. Seguo il passaparola sul sito di Stanley&Co e faccio quello che riesco a fare. Io penso di continuare finché posso, perché corrisponde a un desiderio che ho nel cuore e con questo impegno mi ritrovo a fare quella cosa naturale che è, per me, aiutare gli altri.

Quel poco che si può fare ci fa stare meglio e quindi posso invitare, sinceramente, tutti quelli che mi leggono a fare anche loro quel poco che possono, non è detto che si debbano fare grandi cose, ma un pezzo ciascuno e tutti insieme vale molto di più.

Francesca

 

 

 

 “Che cosa possiamo fare?" ( 6 ) 

 

Stanley è diventato papà!

 

Siamo felici di dirvi che lunedì 5 dicembre 2016 Stanley, con gioia, ci ha dato la notizia che aspettavamo: “è nato un bel maschietto, adesso siete nonni!”.

 

Stanley, giovane nigeriano, sposato, di 33 anni si trova a dover vivere chiedendo l’elemosina, suona il campanello delle case perché non si sente di tendere la mano per strada.

Non è la cosa migliore per lui, occhi bassi e viso triste, è così che lo abbiamo conosciuto un giorno del 2012.

Il suo viso pulito e i suoi occhi tristi ci coinvolgono, quando viene a casa nostra si ferma a mangiare, felice di stare in famiglia, con gli occhi pieni di lacrime ci dice: “ma è per me?”.

Ci racconta la sua storia e il suo sogno: lavorare in Italia per poter realizzare una piccola falegnameria a conduzione familiare in Nigeria, per poter così vivere dignitosamente nella sua terra e dar da mangiare alla sua famiglia.

Nel settembre 2013, non riuscendo a trovare lavoro e quindi la possibilità del rinnovo del permesso di soggiorno, ci dice che vuole tornare a casa: non si sente più di suonare campanelli per chiedere l’elemosina. Cosa possiamo fare?

Scopriamo che Stanley conosce anche Tino, così insieme a Tino pensiamo di trovarci con amici per aiutarlo a tornare a casa: è il 4 novembre.

Il 14 novembre 2013 Stanley, felice, torna a casa.

Lo accompagniamo all’aeroporto e lui ci chiama “mamma e papà”: la nostra famiglia si è aperta ad una famiglia africana. Nel salutarci, ci diciamo che non ci dimenticheremo.

 

Stanley ci chiama dalla Nigeria, è molto contento e non vuole dimenticare le persone che lo hanno aiutato, per questo, con noi, mantiene i contatti telefonici ogni settimana, chiedendo di noi e dando notizie di sé e del suo lavoro.

Stanley riesce a realizzare, grazie al suo lavoro e all’aiuto ricevuto, anche da noi, il suo sogno: la falegnameria con un generatore per poter lavorare con continuità, viste le difficoltà con l’energia elettrica in Nigeria. Dice di ringraziare Dio perché, a lui, Dio è arrivato attraverso questi amici che ha conosciuto e che porta nel cuore.

 

Da questo aiuto concreto ad un fratello che aveva bisogno, è sorto il pensiero di non fermarci ad un gesto isolato ma di provare a far germogliare il seme della solidarietà, anche per chi ci sta vicino.

Quando è nata “Stanley&Co” abbiamo aderito con gioia, perché “…qualunque cosa avete fatto al più piccolo dei miei fratelli l’avete fatto a me…” dice Gesù.

Ci sentiamo una piccola goccia in un grande mare di situazioni difficili, ma tante piccole gocce formano un mare di solidarietà.

 

Stanley è a conoscenza di questa iniziativa ed è molto contento che si possa aiutare altri fratelli in difficoltà come lo è stato lui.

Settimana prossima quando lo sentiremo, gli porteremo il saluto di tutti.

E come dice sempre lui: OK!

 

Agostina e Guglielmo

 

 

 

 

 “Che cosa possiamo fare?" ( 7 )

 

Con il testo di questi due graditissimi bigliettini

che sono pervenuti a Stanley&Co,

insieme a due quote per il Progetto "Famiglia adotta una famiglia",

concludiamo il ciclo di "prima pagina"

 "Stanley&Co compie tre anni"